7 luglio 2008
27 giugno 2008
4 giugno 2008
15 aprile 2008
REGINE DEL FREE CLIMBING
Qui di seguito troverete l’articolo pubblicato sul numero di Marzo-Aprile di Prealpi Orobiche, quotidiano dedicato agli sport legati al mondo della montagna nelle valli lombarde.
Regine del Free Climb
Alla scoperta dell’arrampicata sportiva al femminile
E’ il 19 settembre del 1994. Non è ancora molto diffuso internet e la notizia arriva in Italia con calma, ma fa scalpore: Lynn Hill, arrampicatrice americana, già nota nell’ambiente del free climbing, scala in arrampicata libera la maestosa via del Nose sul Capitan, una parete di quasi mille metri nel Parco statunitense dello Yosemite, e con difficoltà estreme. Un’impresa che lascia a bocca aperta tutti e non solo perché è una donna l’autrice di questa realizzazione ma soprattutto perché nessun uomo prima di lei ne era stato capace. Lynn Hill e la francese Catherine Destivelle riescono per la prima volta a trasferire su grandi pareti la loro esperienza di arrampicatrici sportive. Entrambe cominciano la loro carriera sulla roccia, partecipano poi con grande entusiasmo alle prime gare di arrampicata sportiva e continuano la loro esperienza visitando senza sosta i più importanti ed i più remoti siti di scalata del mondo.
L’evoluzione dell’allenamento mette in mostra nuove atlete, a dimostrazione del fatto che l’arrampicata è uno sport in pieno sviluppo. La basca Josune Bereziartu, negli ultimi dieci anni è senza dubbio la donna che più di tutte ha aperto le porte verso un futuro ricco di sorprese: 9a+ lavorato e 8b+ a vista sono numeri importanti, vicinissimi alle più importanti realizzazioni maschili e che dimostrano quanto sia in evoluzione questo sport.
I due racconti che seguono, di Gloria Gelmi e Laura Scandelli, dimostrano che neppure le arrampicatrici orobiche se ne stanno con le mani in tasca. Dalle loro parole si comprende che può esserci anche uno stile di arrampicata che non mira solo alla prestazione, ma piuttosto permette di conoscere luoghi e persone altrimenti invisibili.
Gloria Gelmi si racconta
Io non sono un’alpinista famosa, non ho fatto grandi imprese, non ho mai aperto vie difficili. E forse non sono neanche un’alpinista.
Sono una dei tanti che hanno passato una buona parte della propria vita a stringere dei pezzi di roccia tra le dita, a litigare con la forza di gravità: in montagna, in falesia, al mare… E, come molti, mi sono chiesta perché dedicare tanto tempo ed energie a qualcosa di inutile, sottraendole ad altre cose forse più importanti.
Io non vengo nemmeno da una famiglia di alpinisti, ma ho iniziato ad andare in montagna a 13 anni, per una sorta di attrazione fatale, con il CAI del paese in cui vivevo. Ciò che desideravo di più, però, era arrampicare, e per quello la mia Sottosezione non poteva offrirmi abbastanza.
Così, a 15 anni ho preso la mia strada, da autodidatta. Iniziando a scalare tutto ciò che era scalabile: i muri di casa mia, sotto lo sguardo perplesso dei vicini, i sassi della Val di Mello, gli scogli della Sardegna. Con i compagni di cordata più disparati, sempre alla ricerca di gente con cui arrampicare. Salendo alcune delle vie famose che “bisognava” fare, per aggiungere dei pezzi alla collezione.
Con la scusa dell’arrampicata ho girato il mondo, ho visto tanti modi diversi di scalare, ho conosciuto tanta gente. Ho salito migliaia di monotiri in falesia e qualche centinaio di vie di più tiri: ma quante altre ne avrei potute salire se solo avessi avuto i compagni giusti al momento giusto, perché idee e voglia non mi mancavano!
Nel 1984, a Grimsel (Svizzera), partecipai per la prima volta ad un raduno del movimento internazionale di alpiniste Rendez-Vous Hautes Montagnes (RHM). E scoprii con piacere che c’erano decine, centinaia di donne come me, di ogni età e di tante nazioni. Anche da noi ci sono tante alpiniste ed arrampicatrici, a volte molto brave, ma è raro incontrare cordate femminili: spesso le donne in montagna o in falesia sembrano lì più per accompagnare un uomo che per seguire una propria passione. Ancora oggi, mi sembra che continui a mancare quel senso di autonomia che vedo invece diffuso all’estero: forse è un problema culturale tipicamente italiano, e potremmo estendere il discorso ad altri campi… Comunque sia, per me il RHM ha rappresentato moltissimo: da allora ho partecipato quasi ogni anno ai suoi meeting – organizzandone anche un paio nel nostro paese - e dal ’99 ne sono la delegata per l’Italia.
Io sono un’alpinista dilettante: considero l’arrampicata uno dei piaceri della vita e spero che lo possa rimanere a lungo. Il mio lavoro è stato per molti anni occuparmi di ambiente, come funzionario della Provincia di Bergamo, ed ora sono il Mobility Manager di quest’Ente. Ma l’alpinismo e l’arrampicata hanno sempre avuto un posto importante nella mia vita, sfuggendo al ruolo di semplice hobby ed andando a caratterizzare altre mie esperienze. Così, la mia tesi sperimentale di laurea in Scienze Naturali - dedicata alla flora rupicola della Presolana - rappresentò
un connubio tra arrampicata e botanica. E poi ci furono le gare di arrampicata, l’esperienza dell’insegnamento (diventai istruttrice FIAR nel 2001), i racconti ispirati al mondo della montagna con qualche riconoscimento al premio di narrativa “Carlo Mauri”.
Certo, i risultati sono importanti, ma per me il “come” si arrampica lo è altrettanto. Ho praticato diversi sport – in particolare il judo, per molti anni – e sempre mi ha affascinato la tecnica, lo stile, l’eleganza del movimento, il modo per ottenere un gesto atletico meno faticoso e più efficace. Anche nell’arrampicata ho voluto approfondire questi aspetti, cercando un’armonia tra roccia, corpo e mente e volendola collocare nel contesto più ampio del mio modo di vivere. Tecnica efficiente e riduzione dell’impatto ambientale dell’arrampicata, infatti, sono i due elementi caratterizzanti l’associazione sportiva “Climbing for Women”, che qualche anno fa costituii proprio per diffondere questi messaggi.
Fin da quando ero bambina, le problematiche ambientali e le strategie per un futuro sostenibile sono state una mia passione, divenendo poi anche la mia professione. E vedo la difficoltà di conciliare gli sport in montagna con uno stile di vita eco-compatibile. Vedo gli aspetti consumistici e distruttivi di queste attività, come pure le contraddizioni di noi alpinisti, che vorremmo sfuggire ad una società alienante e ne ricreiamo i meccanismi nel nostro piccolo mondo egoistico.
Perciò, cerco di fare la mia parte. E dopo 28 anni di arrampicata continuo ad amarla, e spero di poter andare oltre il 7b “a vista” e il 7c+ “lavorato” cui sono arrivata, perché questo – per fortuna – è uno sport “geriatrico” in cui la forza da sola non basta e l’esperienza conta qualcosa. Ma so anche che mi piace fare altre cose, come suonare la chitarra o andare a camminare o correre sui monti sopra casa (abito a Gandino), e che non riesco a passare le ore tirando prese artificiali su un pannello, perché provo molto più gusto a scalare in mezzo alla natura. Tutto ciò va a discapito dei potenziali risultati, ma ho anche capito che una via in più o in meno non ti cambia la vita. Perché è più importante riuscire a vivere con consapevolezza ogni momento, a stare bene con se stessi e con gli altri, a lasciarsi alle spalle impronte poco profonde su questo pianeta malridotto. Questa è la via più difficile che possiamo tentare, ed io non sono ancora riuscita a salirla. Ma mi sto allenando per farlo.
Laura Scandelli si racconta
Tutto iniziò nella primavera 1999, quando io, Laura Scandelli, nata a Romano di Lombardia nel 1973, all’età di 26 anni, decisi di fare un corso presso il CAI di Bergamo per arrampicata su cascate di ghiaccio.
Sino ad allora la mia attività si era sviluppata tra tornei di pallavolo e sport a livello amatoriale come il nuoto, la corsa, lo sci, le camminate in montagna e un po’ d’alpinismo fatto salendo alcune pareti nord delle Alpi come quelle del Brenta e del Ciarforon (nel massiccio del Gran Paradiso), e altre vette lungo vie normali come il Pizzo Palù, il Breithorn, la Presanella e più avanti ( già nel 2002) il Monte Rosa, Il Pasquale (per la Nord), l’ Urus (5500 metri di quota; montagna della Cordillera Blanca in Perù) e il tentativo non riuscito all’ Alpamayo (6000 metri di quota; sempre in Perù). Belle esperienze, nulla di particolarmente estremo, che mi hanno regalato emozioni e nuovi entusiasmi.
Fu nello stesso anno 1999 che conobbi l’ uomo capace di trasmettermi un’ intensa passione per l’ arrampicata, Bruno: un vero guerriero in campo, con una energia oltre ogni misura. Con lui intrapresi il lungo e irto cammino verso orizzonti sempre nuovi, ingaggianti, diversi. Sì, perché se in te c’è un fuoco che brucia, se i tuoi giorni hanno significato quando la lotta è una prova con te stessa, se la gioia scaturisce dal sentire, in quelle salite, tutta l’energia, la caparbietà, la paura, ma anche e soprattutto l’armonia di un corpo che danza, di un pensiero che vola, allora puoi e devi arrampicare. E’ difficile descrivere quante emozioni in pochi istanti possono fluire in noi. L’arrampicata mi ha obbligato ad un confronto, quello con la paura del vuoto, del volo, della non riuscita, ma infine mi ha donato la capacità di parlare con la parte più nascosta del mio essere. Così con il mio trasferimento a Trescore Balneario, dove abito attualmente, si consolidò il fantastico rapporto con questa disciplina sportiva. Arrampicare divenne per noi uno stile di vita. Trascorrevamo le giornate di tempo libero ai piedi delle pareti con il cuore ricco di gioia, sorpresa e ricerca. L’amore così coinvolgente e maturo si tradusse anche nelle arrampicate di vie multipich a carattere sportivo; ricordo con commozione quando salimmo in libera la via “ Mediterraneo” alla Punta Giradili in Sardegna: l’essere sospesi 300 metri sopra il mare ci trasmetteva tutta l’ intensità di un momento veramente unico, speciale, totalizzante. Questo continuo errare nella novità fu da sempre fonte di grande motivazione per me. Ad oggi, all’ età di 34 anni sono felice per aver salito negli ultimi 4 anni, sopra il grado sette, circa 130 vie on sight e 225 vie lavorate sino al 7b+, 4 vie lavorate di 7c e concludendo con l’ultima realizzazione di 8a. Il giorno che arrivai in catena a questa lunghezza, non riuscii a trattenere il pianto perché mai mi sarei immaginata di potercela fare. Era un bel sogno, ma da sempre lontano. Al di là dei numeri più o meno significativi credo che il fondamento di tutto sia provare ad oltrepassare i propri limiti, investire per un ideale e condividere con amici la bellezza di luoghi magici nei loro profumi, nella loro storia, nella loro cultura. L’ unione con gli altri ci regala la possibilità di rapporti sempre importanti per quanto anche solo un gesto, un sorriso, una parola possono arricchire la nostra vita. Ciò che è natura, in realtà è la nostra origine e forse per questo ne deriva un’irresistibile attrazione. Progetti futuri non ne ho se non la convinzione di dare sempre il massimo. Ringrazio in maniera particolare il mio compagno Bruno che condivide con me ogni difficoltà ed ogni felicità, e la mia famiglia che ha contribuito in maniera essenziale a trasmettermi serietà, profondità e serenità.
24 marzo 2008
CHARAMAIO EN VAL MAIRO
Nevica in Val Maira. La guida scialpinistica di Bruno Rosano è innanzitutto una prestigiosa raccolta fotografica: vette, canali, colli e valloni candidamente innevati sono raccolti pagina per pagina con lo scopo di trasmettere la passione e l’amore per le montagne dietro casa.
Per noi invece la Val Maira non è proprio a portata di mano ma qualche ora in più di macchina passano in secondo piano e vengono presto dimenticate quando la polvere bianca massaggia le caviglie. Forse la “powder champagne” non c’è solo in Canada...
Questa zona è molto famosa per lo scialpinismo e frequentata da moltissimi appassionati. E’ possibile affrontare itinerari per ogni gusto, dalle gite semplici e battute a quelle più selvagge ed impegnative, dalle traversate di ampio respiro ai canali adatti allo sci ripido.
La Val Maira si trova in Piemonte e si raggiunge da Cuneo, proseguendo in direzione di Dronero.
Noi abbiamo alloggiato presso l’agriturismo Mistral presso la Borgata Ponte Maira di Acceglio, con cucina occitana ed un caloroso trattamento “familiare”.
Il libro di Bruno Rosano “Charamaio en Val Mairo – Nevica in Val Maira” si può acquistare in internet sul sito www.librerialamontagna.it oppure in gran parte degli esercizi pubblici della valle.
16 marzo 2008
7 febbraio 2008
ROCCE DEL CENTRO
Le piogge incessanti che tutte le previsioni del weekend annunciano cancellano i nostri progetti. Il Verdon sarà per un’altra volta, ma ora vogliamo comunque sfruttare questi tre o quattro giorni di libertà per andare ad arrampicare da qualche parte.
L’idea del centro Italia, che conosciamo poco, ma sappiamo essere ricco di falesie, pareti e borghi affascinanti, diventa senza indugio la meta della nostra Fuga.
Tre giorni di vita spartana a base di roccia, mare e fantastiche mozzarelle di bufala. Il tempo è dalla nostra parte e solo di notte sembra cancellare i nostri progetti per il giorno successivo.
Dalla falesia del Gabbio a Ferentillo, in provincia di Terni, fino alle pareti di Sperlonga vicino alla rinomata cittadina di Gaeta, e per concludere la parete del Monte Circeo a picco sul mare!
E ancora mozzarella, salamino affumicato, Montepulciano e olive di Gaeta. Niente male!
25 dicembre 2007
VUOTO
Tutto quello che mi passa per la testa sembra banale.
Per colmare il vuoto che lascia la morte di un amico
dovrebbe servire soltanto il silenzio, la riflessione.
Ma sono sicuro che Il Bruno si Incazzerebbe!
Il suo dinamismo, i suoi eccessi, la sua carica,
ci hanno tenuto spesso compagnia.
Forse gli piaceva il silenzio dei monti,
ma in compagnia amava fare Casino.
Aveva fiducia nei giovani.
Mi chiamava Damocle,
e per tutti c’era un soprannome.
“Allenarsi”, ci diceva!
E la sento ancora la sua voce rauca che sale dal bosco.
Quando ho cominciato a frequentare Cornalba
per me Il Camos era un mito:
racconti, leggende e scritti mi hanno ispirato,
sono stati stimolo per gli allenamenti.
Quando ho avuto modo di conoscerlo
ho scoperto una persona fuori dalle righe,
sprintosa ed incredibilmente giovane,
nonostante i quasi cinquant’anni,
ed un passato non proprio regolarissimo...
Io Il Bruno non lo conoscevo bene.
Chissà quanti avranno molto da dire più di me e lo terranno dentro.
Con il Bruno, come con altre persone,
ho trascorso momenti felici e giornate piacevoli.
Rispetto ad altri, però, Il Camos mi ha ispirato
e continuerà ad essere un punto di riferimento per il nostro sport.
A volte ho condannato alcune sue scelte,
alcuni suoi comportamenti,
e mi rammarico veramente di non aver fatto niente per aiutarlo.
Ero certo che come nell’arrampicata,
anche nella vita,
avrebbe saputo stringere la tacca più piccola per arrivare in catena.
Ciao Bruno, FBL!
8 dicembre 2007
VIAJE EN CUBA
Più di 30 gradi di escursione termica mi portano in meno di otto ore dal rigido inverno europeo al caldo afoso de La Habana. Tuttavia la vera escursione non è quella termica e nemmeno il fuso orario. L'antipasto della Cuba ''mitica'', soprattutto per un europeo, è costituito da una serie di immagini, usi, costumi ed eventi completamente nuovi ed originali. Sono già stato altre volte in America Latina e nonostante tutto rimango sempre colpito dall'impatto iniziale, senza nascondere che essere catapultati in una realtà così diversa da quella a cui siamo abituati non è cosa semplice e scontata.
Questa volta sono solo e non aver un compagno di viaggio ti stimola brevemente a muoverti, relazionarti, cercare e trovare una soluzione. E così senza perder tempo decido di buttarmi in strada e passo dopo passo comincio a scoprire odori e colori di una città davvero viva, a volte fin troppo! Per le strade la gente è moltissima, i veicoli non sono così in grandi quantità come nelle altre capitali sudamericane, proprio per i difficili problemi legati alle importazione ed all'embargo. E' soprattutto sugli ampi marciapiedi che si svolge gran parte della vita del paese. Ci sono diversi negozi, se pur sprovvisti di tanti prodotti ai quali siamo abituati, ma sono tantissimi i privati che dalla finestra o dalla porta al pianterreno delle proprie abitazioni vendono ogni tipo di merce: frullati e spremute di frutta, pastél, pizze, dolci al cocco, panini con fette di carne tagliate al momento, noccioline tostate, pane fresco; ed ancora molteplici articoli difficili da identificare, come piccole parti di apparati idraulici, elettrici o telefonici che probabilmente non si riescono a trovare nei negozi.
E' bello contemplare questo "via vai" di gente che traffica, contratta, compra e vende. Le strade, e ne avrò la conferma durante tutto il viaggio, sono tappezzate di slogan della "Revolution", con moltissime enunciazioni di Fidel Castro, come "leader maximo", e di Ernesto Guevara come "eroe rivoluzionario". A Cuba è vietata la pubblicità di ogni genere e sono autorizzati, nonché promossi dal partito rivoluzionario, solo le affissioni di slogan di questo genere rivolti a mantenere alta la partecipazione del popolo alla Rivoluzione.
Da La Habana un pullman mi porta in poco tempo verso la parte occidentale dell'isola nella provincia di Pinar del Rio e più precisamente verso la cittadina di Viņales. Situata nell'omonima valle, questo “pueblo” rappresenta un gioiello incontaminato che si differenzia molto dalle altre città del paese. Sembra davvero che il tempo si sia fermato e per rendersene conto basta uscire dal piccolo centro urbano per trovarsi su una delle numerose strade sterrate che attraversano coltivazioni di tabacco, piantagioni di banane, raggiungono abitazioni rurali molto suggestive, il tutto immerso in una valle conosciuta per alcune formazioni rocciose chiamate "mogotes".
Raggiunta la costa e con una sola mezz'ora di barca mi ritrovo su un'isolotto microscopico (a Cuba vengono chiamati Cayo) di nome Levisa, dove la spiaggia bianca, le palme e l'acqua trasparente riescono a convincere anche un montanaro come me a dedicarmi agli sport acquatici (che poi si traducono molto semplicemente in un esercizio di rotolamento/rantolio tra la riva e i dieci metri successivi dove non c'e' rischio di affogare perché l'acqua arriva a malapena all'altezza del ginocchio...). Qualche giorno dopo, quando una famiglia cubana mi rivela essere vietato per i residenti l'accesso a questi isolotti, mi sento davvero a disagio nella parte del turista che vuole e può ottenere tutto e comincio a capire quanto siano strane alcune leggi in questo paese.
Il viaggio continua e nuovamente per strada procedo questa volta verso il centro dell'isola sapendo di dover limitare la mia visita ad una sola metà di Cuba, visto il poco tempo a disposizione. Raggiungo Matanzas, vicina alla più conosciuta e super turistica Varadero. Mi aspetta Evelio che con la su motocicletta anni cinquanta riesce, non so come, a portare me e i bagagli nella sua Casa Particular. A Cuba dal 1994 una legge ha permesso a tutti i residenti di ospitare a pagamento i turisti, fornendogli vitto e alloggio. La casa deve aver dei requisiti che vengono valutati da ispettori, i quali rilasciano un'autorizzazione ed una licenza. Per i turisti si tratta di una soluzione più economica e che permette sicuramente di conoscere meglio gli usi, i costumi e le idee del popolo cubano. Ho avuto modo di parlare molto con la gente che mi ha ospitato e nonostante siano molto timorosi, ho cominciato davvero a farmi un'idea di come vanno le cose a Cuba.
A Cienfuegos, una città che ho visitato sulla costa caraibica, ho avuto modo di parlare con un giovane cubano di nome Janne il quale mi ha raccontato alcune regole che i cubani devono rispettare, come ad esempio il divieto di parlare per strada con i turisti, il divieto di espatrio (che comunque è già ben noto), il divieto per un cubano di alloggiare in un hotel o in una casa particolar (probabilmente per limitare il problema della prostituzione), la stampa censurata, i prigionieri politici. Naturalmente, anche se non è facile trovare qualcuno disposto ad esporsi e raccontarti come la pensa veramente ho trovato anche chi, dopo aver analizzato i pro e i contro, valuta come sia più importante aver garantito gratuitamente sanità, educazione, alimentazione ed abitazione. Sono benefici che ti permettono di vivere dignitosamente ma che probabilmente non sono facilmente erogabili senza determinate restrizioni e divieti. Più volte ho pensato a cosa sia meglio o peggio rispetto al nostro modello politico ma non mi sono fatto un'idea molto chiara, onestamente!
Quello che molti credono a Cuba è che il loro modello politico e sociale vada aggiornato nel bene o nel male.
Incastonata tra il mare e le montagne, Trinidad è senza dubbio la città cubana che mi ha affascinato maggiormente. Dalla mattina presto e con il passare delle ore la gente per le strade sembra moltiplicarsi. Le case coloniali coloratissime sono disposte in modo ordinato lungo le vie della città, che a differenza di quasi tutte le altre dell’isola sono in acciottolato creando un immagine antica e suggestiva. Ricca di atelier dove si realizzano prodotti ricamati, gallerie d’arte dove gli artisti mostrano entusiasti i loro lavori, Trinidad è stata dichiarata nel 1988 patrimonio dell’umanità dall’Unesco.
Lungo la scalinata che costeggia l’imponente cattedrale di Trinidad vieja si svolgono dalle nove della sera fino a mattina eventi musicali indimenticabili, dove diverse band si alternano per la gioia dei ballerini locali e stranieri. Una vera festa che si ripete come da tradizioni tutte le sere, così che la Casa de la Musica di Trinidad è conosciuta in tutta Cuba come uno dei centri più importanti dove si sviluppa la cultura musicale dell’isola.
Dal Cerro della Vigia, che si raggiunge in circa mezz’ora dal centro antico della città, si domina la Valle de Los Ingenios: prima delle due guerre di indipendenza qui si trovavano i più importanti zuccherifici del paese. A pochi chilometri da Trinidad si trova invece il Topes de Collantes, nella Sierra del Escambray, una delle zone più alte dell’isola conosciuta per la presenza di incantevoli bellezze naturali come il Salto del Caburnì e la Cueva La Batata.
Prima di tornare nella capitale è d’obbligo una visita a Villa Clara o Santa Clara dove il monumento e i mausolei del Che sono meta di moltissimi visitatori anche se la città in sé non è sicuramente tra le più suggestive.
Il tempo passa velocemente e quasi senza rendermene conto mi ritrovo nuovamente a passeggiare per le strade de La Habana, questa volta in modo più disinvolto e consapevole che probabilmente nel futuro ritornerò a Cuba.
LOGISTICA, CONSIGLI ED ALTRO ANCORA…
Il periodo migliore va da novembre a marzo ed è naturalmente il periodo con il maggior numero di turisti ed i prezzi più alti. La temperatura si aggira attorno ai 25/35 gradi e a seconda della zona il clima può essere umido o più secco e ventilato.
Per entrare a Cuba occorre acquistare un visto che viene venduto a Milano ma di solito anche dalle agenzie dove prenotate il volo.
Per spostarsi a Cuba si possono affittare auto anche se non sono moltissime e non sempre in buone condizioni. Viazul, invece, è la compagnia di autobus destinati ai turisti che offre passaggi in tutta l’isola, dispone di una flotta recente e con aria condizionata (sempre troppo alta!!!), puntuale ma piuttosto cara. Non è facile però acquistare biglietti di altre compagnie perché sembra siano riservati solo ai residenti.
Cuba non è pericolosa ma soprattutto se viaggiate soli, siate prudenti perché i furtarelli possono accadere in alcune zone molto turistiche. Troverete piuttosto molta gente che vi infastidisce cercando di vendervi qualcosa o qualcuna… La polizia comunque è presente ovunque e molto severa con i cittadini.
Vengono utilizzate due monete, il “peso convertibile” (CUC) che rispetto all’euro vale poco più di un dollaro e che viene utilizzato soprattutto dai turisti. I cubani ed anche i turisti per le spese effettuate in strada utilizzano la “moneda nacional” che vale circa 1/25 rispetto al peso convertibile. Prelevare con la carta di credito è costosissimo e normalmente bisogna effettuare la transazione direttamente all’interno della banca e provvisti di passaporto. Tranne alcuni alberghi e pochissimi negozi a Cuba nessuno accetta la carta come mezzo di pagamento.
Anche telefonare in Italia è costoso e pure utilizzare internet (circa 6 CUC all’ora per internet e 5 CUC al minuto per le chiamate).
Io, come faccio in ogni viaggio, ho utilizzato la guida della Lonely Placet, che tra l’altro è aggiornata a Marzo 2007.
CASE PARTICULAR
Come ho già detto prima alloggiare nelle case dei cubani è senz’altro una bella esperienza. Io sono stato davvero fortunato ed ho sempre trovato abitazioni confortevoli, pulite, con bagno privato ed ho sempre consumato la colazione ed la cena presso le famiglie, quasi sempre di ottima qualità. La frutta è sempre buonissima e la cena viene concordata giornalmente con la signora della casa. Normalmente si può scegliere tra pollo, carne di maiale, pesce o aragosta che vengono sempre serviti con riso, fagioli neri, insalata e pomodori, patate o banane fritte ecc.
Non è facile prenotare dall’Italia una casa particolar ma comunque se voi utilizzate gli indirizzi della vostra guida o le case indicate qui sotto siete sicuri che se non hanno posto vi troveranno sempre un collega affidabile nella loro città e in tutte quello dell’isola. C’è una rete di collaborazione incredibile!
Spesso le case particolar rappresentano un’ottima occasione per organizzare visite, escursioni, trasferimenti proprio perché i proprietari conoscono bene la città dove vivono e tutte le persone che vi possono aiutare.
INDIRIZZI (Le città cubane sono normalmente disposte a “quadre” e l’indicazione della via viene sempre accompagnata dalle due rispettive vie confinanti per facilitare l’orientamento sulla cartina. Inoltre i numeri di telefono se vi trovate in una città diversa da quella che volete chiamare devono essere preceduti dal prefisso che non ho indicato perché sono tutti in fase di aggiornamento)
LA HABANA Daniel y Fina
Calle Hospital n. 661 Apto 3A
tra Salud e Jesus Peregrino
Centro Habana
tel: 8700945
VIŅALES Villa La Palmitas – Esther y Domingo
Calle Adela Azcuy (Norte) n. 13c
Viņales, Pinar del Rio
tel: 793366
MATANZAS Evelio Valdés
Calle 79 n. 28201
tra calle 282 e 288
Matanzas
tel: 243090
CINFUEGOS Sarita Ortiz
Calle 54 n. 5317
tra calle 53 e 55
Cinfuegos
tel: 515837
TRINIDAD Sergio Fernàndez e Dayana
Calle Santiago Escobar (Olvido) n. 158
tra Frank Paìs e José Martì
Trinidad
tel:3410 cel:0152821395
VILLA CLARA Martha Artiles Aleman
Calle Marta Abreu n.56
tra Villuendas e Zayas
Santa Clara
tel: 205008
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