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1 ottobre 2009

ECUAD'OR


La sveglia suona, sono le 6 del mattino! Non pensavo che in vacanza mi sarei svegliato così presto, ancor prima dell’orario di lavoro in Italia. Ma lo faccio volentieri: oggi andiamo a San Francisco! Non siamo però in California! La comunità di San Francisco si trova in Ecuador, nella regione del Cotopaxi a circa 3200 metri di quota. Gli abitanti della comunità devono risolvere un problema fondamentale: è diminuita la portata della sorgente di acqua potabile e di conseguenza nelle case del paese ne arriva troppo poca per gli usi quotidiani. Visto che lo stato non ha i mezzi sufficienti per poterli aiutare ecco che si sono rivolti ai volontari italiani dell’operazione Mato Grosso.









Cos’è l’operazione Mato Grosso?


L'OMG è un movimento a livello nazionale rivolto soprattutto ai giovani, ai quali si propone di lavorare gratuitamente per i più poveri. Attraverso questo impegno, essi iniziano un cammino educativo che li porta a scoprire e acquisire alcuni valori fondamentali per la loro vita: la fatica, il lavoro gratuito, l'impegno sociale, la coerenza tra le parole e la vita, il gruppo, il rispetto e la collaborazione con gli altri, la sensibilità e l'attenzione ai problemi dei più poveri, il tentativo di imparare a voler bene.


La struttura del movimento si articola attorno a due dimensioni tra di loro complementari:

l'Italia,dove ci sono numerosi gruppi di ragazzi (circa 1500 tra giovani e famiglie) che si riuniscono e lavorano per raccogliere i fondi necessari al finanziamento delle attività svolte dai volontari nelle spedizioni latino-americane. Tutti i volontari offrono il loro lavoro e la loro disponibilità in forma COMPLETAMENTE GRATUITA, autofinanziandosi al fine di devolvere completamente quanto raccolto con il lavoro alle spedizioni in America Latina.

Il lavoro dei ragazzi riesce a coprire finanziariamente la maggioranza dei fabbisogni, la restante parte dei fondi viene raccolta attraverso gli aiuti delle famiglie/amici dei volontari,iniziative degli adulti rivolte a sostenere singoli progetti, offerte raccolte nelle parrocchie ecc.

Esistono lavori di gruppo svolti costantemente durante la settimana (verniciature, imbiancature, raccolte carta nei negozi, pulizia scale dei condomini, sgomberi e traslochi, pulizie e mantenimento giardini, taglio legna...) e campi di lavoro svolti nei fine settimana e durante i periodi di vacanza; i campi riuniscono giovani di gruppi diversi e i lavori sono più impegnativi (costruzione, agricoltura, gestione rifugi, grandi raccolte carta, stracci, ferro, sistemazione sentieri e baite di montagna); i campi sono occasione di confronto e di riflessione, consentono di approfondire le proprie motivazioni e di conoscere le esperienze e il lavoro missionario attraverso l'ascolto dei volontari rientrati dall'America Latina.


l'America Latina,dove ci sono numerose missioni (più di 80) nelle quali i volontari OMG (giovani, famiglie, sacerdoti) prestano servizio a favore dei poveri in zone particolarmente depresse e isolate di Brasile, Bolivia, Perù ed Ecuador. Si realizzano interventi in campo educativo (scuole agricole, scuole professionali per l'intaglio del legno, tessile, scuole per infermiere...), religioso (chiese, oratori, seminari), sanitario (ospedali, ambulatori, infermerie...), sociale (creazione di cooperative, costruzione di case, ponti, strade...). I ragazzi meritevoli, scelti tra le famiglie più bisognose, ricevono istruzione, formazione professionale, vitto e alloggio. I volontari (circa 300) prestano la loro opera in forma totalmente gratuita, senza ricevere nessun compenso economico e per tempi più o meno lunghi: si va da permanenze brevi di uno o due anni, fino a presenze stabili di dieci, venti e più anni (volontari permanenti).




Ma ritorniamo a noi… In Ecuador esistono circa 17 missioni, delle quali buona parte si trovano in un’area circoscritta vicino alla città di Pujili, nei pressi della più conosciuta Lacatunga, a due ore circa dalla città di Quito, capitale del paese. La casa campesina di Pujili rappresenta il punto di riferimento per tutte le missioni grazie alla sua posizione strategica: qui arrivano i farmaci, il materiale edile, le provviste alimentari, il legname, il ferro e tutto ciò che è necessario nelle varie missioni. Ogni giorno partono due camion diretti alle varie case dell’OMG.

E’ proprio da Pujili che partiamo per la comunità di San Francisco dove trascorriamo un’intera giornata insieme a tutti gli abitantti del paese con l’obiettivo di installare una condotta di ottocento metri da una nuova sorgente fino ad una cisterna già esistente. A cavallo arriviamo a 4200 metri di quota dove i campesinos nei giorni precedenti hanno già preparato uno scavo di 800 metri di lunghezza, 1 metro di profondità e 30 centimetri di larghezza, tutto rigorosamente a mano! Una giornata indimenticabile, fredda, ma riscaldata dalle immagini che si susseguono: madri che hanno camminato per due ore con i neonati avvolti in una coperta sulle spalle; bimbi saliti sul dorso di un lama che giocano nei prati mentre i più adulti lavorano nella costruzione della tubazione. Durante la prima parte della giornata, in realtà, sono poche le persone che lavorano in quanto è necessario innanzitutto convogliare l’acqua dalla sorgente nel primo tubo e successivamente collegare uno ad uno tutti gli altri. Ma quando finalmente il serpentone di tubi viene appoggiato nello scavo allora tutta la comunità si attiva, ed è spettacolo! Sono più di cento queste figure colorate che armate di badile riempiono lo scavo di terra: adulti, bimbi ed anziani, nessuno si risparmia alla fatica e stupisce il sorriso e le continue risate che rendono vivacissimo il lavoro di questa gente!

A fine giornata l’acqua, come per miracolo arriva nella cisterna ed il flusso aumenta in modo consistente. Questa comunità non ha nessun mezzo materiale per poter ripagare economicamente il lavoro finanziato dall’OMG ma il loro sorriso è la miglior forma di ringraziamento che ci si possa aspettare.









Trascorriamo poi alcuni giorni visitando alcune missioni situate attorno al vulcano Quilotoa percorrendo a piedi la distanza tra una casa e l’altra. I volontari italiani ci accolgono sempre con grande ospitalità e ognuno di loro ci mostra con grande umiltà le varie strutture dove vengono svolte le molteplici attività di volontariato. Solitamente la missione ha come fulcro l’abitazione dove vive la famiglia italiana che gestisce la missione stessa; vicino alla casa c’è sempre una chiesa o quantomeno una cappella; si trovano poi altre strutture quali l’asilo, la scuola, il tallier, la cooperativa dove si producono i mobili, il vetro o quella tessile. Attorno alle strutture ci sono spesso aree di verde, serre, orti e spazi per la ricreazione. In alcuni casi si tratta proprio di strutture veramente confortevoli, ospitali e soprattutto funzionali. La presenza del Mato Grosso ha come principale obiettivo quello di dare un’opportunità ai giovani di lavorare nei luoghi dove sono nati senza doversi trasferire nelle grandi città perdendo le proprie radici. L’assistenza medica, l’istruzione ed altri servizi primari sono sempre in primo piano per chi opera in questi luoghi.





Il nostro viaggio in Ecuador è stato semplicemente una vacanza, sarebbe presuntuoso affermare che abbiamo lavorato. Sicuramente questa esperienza ci ha permesso di avvicinarci maggiormente alla realtà di un paese che ha caratteristiche completamente diverse dall’Italia. A volte leggere, ascoltare e documentarsi seduti alla propria scrivania non ha niente a che fare con un’esperienza vissuta sul campo. Ecco allora che se non altro il nostro viaggio in Ecuador ci ha dato l’opportunità di confrontarci con problemi e realtà prima sconosciute, nella speranza di avere la forza, soprattutto morale, di impegnarci maggiormente in questa organizzazione di volontariato.




28 novembre 2008

SUDAFRICA


Un viaggio unico alla scoperta dei molteplici paesaggi nella punta meridionale del  continente africano



Ogni viaggio, o per lo meno i nostri, prendono forma l’anno prima, durante o al ritorno da un altra meta. E’ stato così che negli Stati Uniti, quando i geyser dello Yellowstone stavano ancora sputando il loro penetrante odor di zolfo, già pensavamo all’Africa. Diversi viaggi in Sudamerica e il costante desiderio di andar lontano almeno una volta all’anno ci hanno spinti ad aprire la cartina del continente africano. Consigliati da un amico che ormai l’ha calpestata in lungo e in largo abbiamo optato per il Sudafrica, forse più europeo che africano, ma di sicuro una nazione che ti permette di avvicinarti con delicatezza alle meraviglie ed agli orrori del grande continente.


      
               L’idea, pian piano, prende forma: a casa, davanti al computer, cominciamo a sbirciare a destra e a sinistra, a progettare itinerari, a consultare guide, a leggere commenti e consigli. Nuove immagini, ancora sfocate paiono apparire all’orizzonte. Rimane costante però la nostra intenzione di prenotare solo il volo aereo e vivere sul posto il nostro viaggio, giorno per giorno, facendoci guidare ed aiutare dall’istinto, dai profumi, dalle paure e spesso anche dagli errori.



E si parte…


               Consapevoli che quello che ci attrae maggiormente sono soprattutto le bellezze naturali non disdegniamo comunque una visita a Cape Town, una città ordinata dove le architetture coloniali si fondono senza un eccessivo contrasto con le costruzioni moderne, una città con sembianze più europee che africane. Cape Town rimane tutt’oggi un simbolo del nuovo Sudafrica, ossia della fine dell’Apartheid: dal balcone del municipio Nelson Mandela nel 1990, dopo 27 anni di carcere, pronunciò il suo primo discorso pubblico annunciando l’inizio di una nuova era per il paese.



               Dopo una mezza giornata spesa a girovagare per le vie affollatissime della città ci sentiamo come “calamitati” verso gli spazi aperti, che come avremo modo di constatare durante il viaggio, rappresentano il tesoro del Sudafrica. E il primo assaggio lo gustiamo percorrendo la Cape Peninsula: chilometri di coste incontaminate dove l’oceano in burrasca sembra voler comunicare un incontro, quello tra Atlantico e Pacifico che si concretizza nel Capo di Buona Speranza: non ci sono evidenti segni che mostrano le acque di due mari che si incontrano, uno scherzo giocato dai confini che l’uomo ha creato per “catalogare” il pianeta.




               La regione che si estende da nord di Cape Town verso est è conosciuta come Cape Winelands, magnifica area coltivata a vite dove viene prodotto il miglior vino del paese, esportato con successo in tutto il mondo. Molto simile alla nostra Toscana questa terra è un giardino curatissimo, spartito tra le varie aziende vinicole. Già in questa zona cominciamo a farci un’idea della netta differenza tra bianchi e neri in Sudafrica: i primi, nelle Winelands come nel resto del paese, sono detentori del potere economico, sono proprietari delle tenute e sono i datori di lavoro di tutti i neri della zona. Forse quello che è cambiato con la “dichiarata” fine dell’Apartheid è solo (ma non poco) una maggior tutela dei loro diritti. Durante il nostro viaggio abbiamo più volte avuto modo di constatare che i ritmi di lavoro non sono assolutamente esasperati; per un lavoro dove potrebbero essere impiegate 2 o 3 unità vengono in realtà coinvolte una decina di persone: il lavoro viene suddiviso equamente tra tutta la popolazione, poco o tanto che sia.



               Ritorniamo nuovamente sulla costa e come se ci fossimo dimenticati che le stagioni sono capovolte rispetto all'Europa, ci aspetta un vento glaciale e un mare in burrasca. Nessuno crederebbe di essere in Sudafrica con pile e giaccavento ma il clima con l’inizio della primavera, soprattutto sulla costa meridionale, è piuttosto rigido. Trascorriamo un paio di giorni percorrendo la famosa Garden Route che si estende lungo la costa da Mossel Bay fin quasi a Port Elizabeth: la vista è spesso suprema e lungo il percorso ci sono diversi parchi naturali dove è possibile praticare trekking. Visitiamo i parchi Wilderness e Tsitsikamma girovagando nelle fitte foreste che si estendono per centinaia di chilometri fino ad affacciarsi prepotenti sull'Oceano Indiano, a volte protetti da scogli verticali che contrastano a fatica la forza del mare. Nel Tsitsikamma National Park affittiamo per due giorni un'Oceanetta, ossia un villino costruito in prossimità di un grosso scoglio ed affacciato direttamente sull'oceano. Dalla terrazza la forza del mare toglie il respiro: le onde dell'oceano vanno a scontrarsi con le pareti verticali degli scogli alzando muri d'acqua tra i dieci e i venti o trenta metri, a seconda dell'intensità delle maree. La sera il rumore delle onde, fortissimo, è la migliore ninna nanna che si possa ascoltare. Suggestivo, incredibile e perché no, romantico!


              Lasciamo la splendida Graden Route e in aereo raggiungiamo la città di Durban, situata lungo la costa mille chilometri ad est di Port Elizaberth. Affittata nuovamente un'auto ci dirigiamo quindi verso l'attesissima regione montuosa del uKhahlamba-Drakensberg situata nella zona nord dello Kwazulu Natal. E' vero che nelle Alpi si possono trovare paesaggi straordinari ma il nostro amore per le montagne ci spinge a cercare questi terreni anche lontano da casa, anche solo per poterne ammirare le differenze o le caratteristiche contrastanti. I parchi del Cathedral Peak, Giant’s Castle e Royal Natal sono stati creati per proteggere cime e valli selvagge poste ad una quota media attorno ai 1500/2000 metri con punte massime vicino ai 3000 metri. La terra rossa e la vegetazione completamente diversa rispetto alle Alpi, oltre che le strane forme dei massi e delle pareti che si incontrano lungo i sentieri, rendono il paesaggio particolarmente suggestivo. Questa regione caratterizzata da scarpate basaltiche e vette montuose è stata anche dichiarata Patrimonio dell’Umanità nel 2000. Rimaniamo un'intera settimana in questa zona girovagando anche per sette o otto ore al giorno lungo i percorsi ben segnalati presenti nei parchi. La sera alloggiamo nelle abitazioni costruite mantenendo uno stile tradizionale: in realtà si tratta di costruzioni moderne, bellissime, con il tetto tradizionale in paglia e composte solitamente da un salone con angolo cottura, camera spaziosa, bagno e giardino: un lusso rispetto alla solita tenda...



               Ci spostiamo con dispiacere dal Drakensberg consapevoli però che ci aspetta la parte più emozionante del viaggio: ci dirigiamo infatti verso le riserve nazionali che proteggono migliaia di animali. Una settimana fantastica che se raccontata o vista in fotografia non sarai mai sufficiente a spiegare l'emozione che si prova incontrando una leonessa che attraversa pacificamente la strada che stai percorrendo, o scovando dopo ore di attesa un rinoceronte o un bufalo che pascolano nella savana. Le dita tremano sul pulsante di scatto della macchina fotografica e il sudore cola dalla fronte non solo per il calore dell'aria ma soprattutto per i brividi di emozione che percorrono, come una scossa, tutto il corpo.

Visitiamo prima l’Hluhluwe-Imfolozi Park di dimensioni ridotte rispetto al famoso Kruger ma con un’altissima presenza di animali, tra i quali merita un posto d’onore il bellissimo rinoceronte bianco, uno dei cosidetti “big five” (insieme a: leone, leopardo, elefante bufalo).

Conosciuto in tutto il mondo come grande centro di conservazione e ricerca, il Kruger National Park, rappresenta uno dei parchi più grandi al mondo dove vengono protette diverse specie animali. Dalla mattina alla sera percorriamo in automobile le strade sterrate che attraversano la savana: velocità ridotta, sempre in allerta e macchina fotografica tra le mani. Tantissimi gli animali: dai numerosi impala, elefanti, giraffe e zebre ai rari leoni, bufali o rinoceronti.



               Un discorso a parte riguarda la popolazione sudafricana. Appare netta, e più volte abbiamo avuto modo di constatarlo, la differenza che ancora oggi esiste tra bianchi e neri. Il governo sta tentando di cancellare gli orrori del passato ed alcuni segni, seppur piccoli ma visibili, ne sono la testimonianza concreta: nelle periferie delle grandi città, ad esempio, capita spesso di vedere grandi aree dove vengono edificate dignitose abitazioni destinate a sostituire quelle impressionanti baraccopoli che come in tutte le città povere si trovano sempre vicino a quartieri ricchissimi. E’ però evidente come sia mal distribuita la ricchezza nel paese. I neri, seppur detentori ormai da anni del potere governativo, non riescono comunque ancora a riscattare la loro inferiorità sociale ed economica.

Ma come accade in tutto il mondo, anche qui, lo sguardo fulmineo di un bimbo tradisce ogni realtà: un sorriso incorniciato in un viso di pelle nera riesce solo a trasmetterti pace e serenità. Peccato che sia solo un’illusione!



LA SCHEDA


Visitare il Sudafrica non è pericoloso e nemmeno difficile. Dall’Italia non esistono compagnie che effettuano voli diretti verso questa destinazione, ma sono moltissime le compagnie europee che servono le due città principali: Cape Town e Johannesburg. E’ consigliabile prenotare un volo con partenza da Cape Town e ritorno da Johannesburg o viceversa in modo da compiere un’attraversata delle zone più interessanti. Noi abbiamo affittato un’auto prima a Cape Town, e dopo il trasferimento aereo da Port Elisabeth fino a Durban,  presso l’aeroporto di quest’ultima.

Le strade sono quasi sempre ben tenute anche se sono asfaltate solo quelle principali o le autostrade. Bisogna comunque fare attenzione alle buche presenti su alcune strade all’apparenza “innocue” . Per percorrere quelle sterrate è vivamente consigliabile un 4X4. E’ invece inopportuno viaggiare di notte in quanto le strade non sono assolutamente illuminate e gli automobilisti locali sfrecciano pericolosamente a velocità inaudite. In Sudafrica, dopo l’AIDS, gli incidenti stradali rappresentano la causa maggiore di decesso.

Si possono trovare lungo il percorso sia ristoranti che supermercati organizzatissimi dove si possono acquistare tutti gli ingredienti necessari per cucinare autonomamente. E’ facile poi trovare sistemazioni “self catering” che solitamente mettono a disposizione delle cucine attrezzatissime, con frigorifero, microonde e tutto il necessario per cucinare.

E’ possibile acquistare un pass che permette un accesso illimitato ai parchi nazionali del paese ma il fatto che sia conveniente o meno dipende dal percorso che intendete seguire.





8 dicembre 2007

VIAJE EN CUBA

Più di 30 gradi di escursione termica mi portano in meno di otto ore dal rigido inverno europeo al caldo afoso de La Habana. Tuttavia la vera escursione non è quella termica e nemmeno il fuso orario. L'antipasto della Cuba ''mitica'', soprattutto per un europeo, è costituito da una serie di immagini, usi, costumi ed eventi completamente nuovi ed originali. Sono già stato altre volte in America Latina e nonostante tutto rimango sempre colpito dall'impatto iniziale, senza nascondere che essere catapultati in una realtà così diversa da quella a cui siamo abituati non è cosa semplice e scontata.


Questa volta sono solo e non aver un compagno di viaggio ti stimola brevemente a muoverti, relazionarti, cercare e trovare una soluzione. E così senza perder tempo decido di buttarmi in strada e passo dopo passo comincio a scoprire odori e colori di una città davvero viva, a volte fin troppo! Per le strade la gente è moltissima, i veicoli non sono così in grandi quantità come nelle altre capitali sudamericane, proprio per i difficili problemi legati alle importazione ed all'embargo. E' soprattutto sugli ampi marciapiedi che si svolge gran parte della vita del paese. Ci sono diversi negozi, se pur sprovvisti di tanti prodotti ai quali siamo abituati, ma sono tantissimi i privati che dalla finestra o dalla porta al pianterreno delle proprie abitazioni vendono ogni tipo di merce: frullati e spremute di frutta, pastél, pizze, dolci al cocco, panini con fette di carne tagliate al momento, noccioline tostate, pane fresco; ed ancora molteplici articoli difficili da identificare, come piccole parti di apparati idraulici, elettrici o telefonici che probabilmente non si riescono a trovare nei negozi.

E' bello contemplare questo "via vai" di gente che traffica, contratta, compra e vende. Le strade, e ne avrò la conferma durante tutto il viaggio, sono tappezzate di slogan della "Revolution", con moltissime enunciazioni di Fidel Castro, come "leader maximo", e di Ernesto Guevara come "eroe rivoluzionario". A Cuba è vietata la pubblicità di ogni genere e sono autorizzati, nonché promossi dal partito rivoluzionario, solo le affissioni di slogan di questo genere rivolti a mantenere alta la partecipazione del popolo alla Rivoluzione.

Da La Habana un pullman mi porta in poco tempo verso la parte occidentale dell'isola nella provincia di Pinar del Rio e più precisamente verso la cittadina di Viņales. Situata nell'omonima valle, questo “pueblo” rappresenta un gioiello incontaminato che si differenzia molto dalle altre città del paese. Sembra davvero che il tempo si sia fermato e per rendersene conto basta uscire dal piccolo centro urbano per trovarsi su una delle numerose strade sterrate che attraversano coltivazioni di tabacco, piantagioni di banane, raggiungono abitazioni rurali molto suggestive, il tutto immerso in una valle conosciuta per alcune formazioni rocciose chiamate "mogotes".


Raggiunta la costa e con una sola mezz'ora di barca mi ritrovo su un'isolotto microscopico (a Cuba vengono chiamati Cayo) di nome Levisa, dove la spiaggia bianca, le palme e l'acqua trasparente riescono a convincere anche un montanaro come me a dedicarmi agli sport acquatici (che poi si traducono molto semplicemente in un esercizio di rotolamento/rantolio tra la riva e i dieci metri successivi dove non c'e' rischio di affogare perché l'acqua arriva a malapena all'altezza del ginocchio...). Qualche giorno dopo, quando una famiglia cubana mi rivela essere vietato per i residenti l'accesso a questi isolotti, mi sento davvero a disagio nella parte del turista che vuole e può ottenere tutto e comincio a capire quanto siano strane alcune leggi in questo paese.


Il viaggio continua e nuovamente per strada procedo questa volta verso il centro dell'isola sapendo di dover limitare la mia visita ad una sola metà di Cuba, visto il poco tempo a disposizione. Raggiungo Matanzas, vicina alla più conosciuta e super turistica Varadero. Mi aspetta Evelio che con la su motocicletta anni cinquanta riesce, non so come, a portare me e i bagagli nella sua Casa Particular. A Cuba dal 1994 una legge ha permesso a tutti i residenti di ospitare a pagamento i turisti, fornendogli vitto e alloggio. La casa deve aver dei requisiti che vengono valutati da ispettori, i quali rilasciano un'autorizzazione ed una licenza. Per i turisti si tratta di una soluzione più economica e che permette sicuramente di conoscere meglio gli usi, i costumi e le idee del popolo cubano. Ho avuto modo di parlare molto con la gente che mi ha ospitato e nonostante siano molto timorosi, ho cominciato davvero a farmi un'idea di come vanno le cose a Cuba.


A Cienfuegos, una città che ho visitato sulla costa caraibica, ho avuto modo di parlare con un giovane cubano di nome Janne il quale mi ha raccontato alcune regole che i cubani devono rispettare, come ad esempio il divieto di parlare per strada con i turisti, il divieto di espatrio (che comunque è già ben noto), il divieto per un cubano di alloggiare in un hotel o in una casa particolar (probabilmente per limitare il problema della prostituzione), la stampa censurata, i prigionieri politici. Naturalmente, anche se non è facile trovare qualcuno disposto ad esporsi e raccontarti come la pensa veramente ho trovato anche chi, dopo aver analizzato i pro e i contro, valuta come sia più importante aver garantito gratuitamente sanità, educazione, alimentazione ed abitazione. Sono benefici che ti permettono di vivere dignitosamente ma che probabilmente non sono facilmente erogabili senza determinate restrizioni e divieti. Più volte ho pensato a cosa sia meglio o peggio rispetto al nostro modello politico ma non mi sono fatto un'idea molto chiara, onestamente!

Quello che molti credono a Cuba è che il loro modello politico e sociale vada aggiornato nel bene o nel male.


Incastonata tra il mare e le montagne, Trinidad è senza dubbio la città cubana che mi ha affascinato maggiormente. Dalla mattina presto e con il passare delle ore la gente per le strade sembra moltiplicarsi. Le case coloniali coloratissime sono disposte in modo ordinato lungo le vie della città, che a differenza di quasi tutte le altre dell’isola sono in acciottolato creando un immagine antica e suggestiva. Ricca di atelier dove si realizzano prodotti ricamati, gallerie d’arte dove gli artisti mostrano entusiasti i loro lavori, Trinidad è stata dichiarata nel 1988 patrimonio dell’umanità dall’Unesco.


Lungo la scalinata che costeggia l’imponente cattedrale di Trinidad vieja si svolgono dalle nove della sera fino a mattina eventi musicali indimenticabili, dove diverse band si alternano per la gioia dei ballerini locali e stranieri. Una vera festa che si ripete come da tradizioni tutte le sere, così che la Casa de la Musica di Trinidad è conosciuta in tutta Cuba come uno dei centri più importanti dove si sviluppa la cultura musicale dell’isola.

Dal Cerro della Vigia, che si raggiunge in circa mezz’ora dal centro antico della città, si domina la Valle de Los Ingenios: prima delle due guerre di indipendenza qui si trovavano i più importanti zuccherifici del paese. A pochi chilometri da Trinidad si trova invece il Topes de Collantes, nella Sierra del Escambray, una delle zone più alte dell’isola conosciuta per la presenza di incantevoli bellezze naturali come il Salto del Caburnì e la Cueva La Batata.


Prima di tornare nella capitale è d’obbligo una visita a Villa Clara o Santa Clara dove il monumento e i mausolei del Che sono meta di moltissimi visitatori anche se la città in sé non è sicuramente tra le più suggestive.

Il tempo passa velocemente e quasi senza rendermene conto mi ritrovo nuovamente a passeggiare per le strade de La Habana, questa volta in modo più disinvolto e consapevole che probabilmente nel futuro ritornerò a Cuba.




LOGISTICA, CONSIGLI ED ALTRO ANCORA…


Il periodo migliore va da novembre a marzo ed è naturalmente il periodo con il maggior numero di turisti ed i prezzi più alti. La temperatura si aggira attorno ai 25/35 gradi e a seconda della zona il clima può essere umido o più secco e ventilato.

Per entrare a Cuba occorre acquistare un visto che viene venduto a Milano ma di solito anche dalle agenzie dove prenotate il volo.

Per spostarsi a Cuba si possono affittare auto anche se non sono moltissime e non sempre in buone condizioni. Viazul, invece, è la compagnia di autobus destinati ai turisti che offre passaggi in tutta l’isola, dispone di una flotta recente e con aria condizionata (sempre troppo alta!!!), puntuale ma piuttosto cara. Non è facile però acquistare biglietti di altre compagnie perché sembra siano riservati solo ai residenti.




Cuba non è pericolosa ma soprattutto se viaggiate soli, siate prudenti perché i furtarelli possono accadere in alcune zone molto turistiche. Troverete piuttosto molta gente che vi infastidisce cercando di vendervi qualcosa o qualcuna… La polizia comunque è presente ovunque e molto severa con i cittadini.

Vengono utilizzate due monete, il “peso convertibile” (CUC) che rispetto all’euro vale poco più di un dollaro e che viene utilizzato soprattutto dai turisti. I cubani ed anche i turisti per le spese effettuate in strada utilizzano la “moneda nacional” che vale circa 1/25 rispetto al peso convertibile. Prelevare con la carta di credito è costosissimo e normalmente bisogna effettuare la transazione direttamente all’interno della banca e provvisti di passaporto. Tranne alcuni alberghi e pochissimi negozi a Cuba nessuno accetta la carta come mezzo di pagamento.

Anche telefonare in Italia è costoso e pure utilizzare internet (circa 6 CUC all’ora per internet e 5 CUC al minuto per le chiamate).

Io, come faccio in ogni viaggio, ho utilizzato la guida della Lonely Placet, che tra l’altro è aggiornata a Marzo 2007.


CASE PARTICULAR

Come ho già detto prima alloggiare nelle case dei cubani è senz’altro una bella esperienza. Io sono stato davvero fortunato ed ho sempre trovato abitazioni confortevoli, pulite, con bagno privato ed ho sempre consumato la colazione ed la cena presso le famiglie, quasi sempre di ottima qualità. La frutta è sempre buonissima e la cena viene concordata giornalmente con la signora della casa. Normalmente si può scegliere tra pollo, carne di maiale, pesce o aragosta che vengono sempre serviti con riso, fagioli neri, insalata e pomodori, patate o banane fritte ecc.

Non è facile prenotare dall’Italia una casa particolar ma comunque se voi utilizzate gli indirizzi della vostra guida o le case indicate qui sotto siete sicuri che se non hanno posto vi troveranno sempre un collega affidabile nella loro città e in tutte quello dell’isola. C’è una rete di collaborazione incredibile!

Spesso le case particolar rappresentano un’ottima occasione per organizzare visite, escursioni, trasferimenti proprio perché i proprietari conoscono bene la città dove vivono e tutte le persone che vi possono aiutare.


INDIRIZZI (Le città cubane sono normalmente disposte a “quadre” e l’indicazione della via viene sempre accompagnata dalle due rispettive vie confinanti per facilitare l’orientamento sulla cartina. Inoltre i numeri di telefono se vi trovate in una città diversa da quella che volete chiamare devono essere preceduti dal prefisso che non ho indicato perché sono tutti in fase di aggiornamento)


LA HABANA             Daniel y Fina

                                    Calle Hospital n. 661 Apto 3A

                                    tra Salud e Jesus Peregrino

                                    Centro Habana

                                    tel: 8700945


VIŅALES                   Villa La Palmitas – Esther y Domingo

                                    Calle Adela Azcuy (Norte) n. 13c

                                    Viņales, Pinar del Rio

                                    tel: 793366         


MATANZAS             Evelio Valdés

                                    Calle 79 n. 28201

                                    tra calle 282 e 288

                                    Matanzas

                                    tel: 243090


CINFUEGOS             Sarita Ortiz

                                    Calle 54 n. 5317

                                    tra calle 53 e 55

                                    Cinfuegos

                                    tel: 515837


TRINIDAD                  Sergio Fernàndez e Dayana

                                    Calle Santiago Escobar (Olvido) n. 158

                                    tra Frank Paìs e José Martì

                                    Trinidad

                                    tel:3410 cel:0152821395


VILLA CLARA            Martha Artiles Aleman

                                    Calle Marta Abreu n.56

                                    tra Villuendas e Zayas

                                    Santa Clara

                                    tel: 205008