25 ottobre 2007

CORNALBA - UNA PERLA NEL CUORE DELLE OROBIE

Qui di seguito troverete l’articolo pubblicato sul numero di Ottobre di Prealpi Orobiche, quotidiano dedicato agli sport legati al mondo della montagna nelle valli lombarde.











CORNALBA


Una perla nel cuore delle Orobie                

di Davide Locatelli


E’ il 1981 e di arrampicata sportiva, in Europa, sono davvero pochi a saperne qualcosa. Solo in Francia, nelle gole del Verdon, un certo Patrik Berhault cominciava ad attrezzare le placche vertiginose con chiodi a pressione per poterle salire in sicurezza, innalzando così il livello di difficoltà fino ad allora raggiunto.

Bruno e Gianandrea sono due amici, bergamaschi doc, arrampicano sulle classiche pareti della zona, quali la Cornagera e la Presolana, ma sono alla ricerca di un’area nuova, una palestra vicina a casa dove potersi allenare per le grandi salite in montagna. Così i due giovani, quando tra una scorribanda e l’altra si trovano davanti l’imponente fungo di roccia, sospeso sopra l’abitato di Cornalba, in Val Serina, capiscono di aver trovato quello che cercavano. Sicuramente Bruno Tassi quel giorno non immaginava quale rapporto avrebbe instaurato con la splendida Corna Bianca.

Gli anni passano e ben presto la rigorosa etica della chiodatura dal basso, dove le protezioni vengono posizionate mentre si arrampica la parete, deve lasciar spazio a qualcosa di più innovativo. Le linee più “deboli” della parete, i diedri, i camini e le placche più facili, sono state tutte chiodate ma le placche più lisce e verticali sono ancora inesplorate e rappresentano buona parte della falesia. Camos, come è conosciuto Bruno Tassi, capisce che per evolvere bisogna chiodare dall’alto con i cosiddetti spit. Non esistono altre soluzioni per salire delle placche lisce, con pochissimi appigli e senza fessure o buchi dove mettere chiodi.

Comincia un’altra era, si apre una pagina importante nella storia dell’arrampicata sportiva. Camos comincia a chiodare ogni linea che gli sembra scalabile, guarda avanti ed è proiettato nel futuro. Alcune linee vengono chiodate pensando che prima o poi qualcuno riuscirà a scalarle. Insieme a Camos cominciano ad arrivare altri amici arrampicatori per cimentarsi sulle sue “creazioni”. Nasce una bellissima compagnia ai piedi della parete: giornate interminabili dedicate all’arrampicata, veri e propri assalti alle vie, diete rigorose per dimagrire, una sana e proficua competizione. Camos, Amigoni, i più giovani Moro e Previtali, e tanti altri arrampicatori sono testimoni di un’epoca importante. Vengono liberate le prime lunghezze di 8a in Italia e insieme al Totoga di Manolo (nelle Dolomiti Bellunesi) e alle pareti di Finale Ligure, Cornalba diventa un importante punto di riferimento per l’arrampicata sportiva, non solo italiana, ma europea. Molti, tra i più famosi scalatori del mondo, sono passati almeno una volta da Cornalba, confermandone sempre l’assoluta bellezza.

Gli anni passano e nonostante le pareti strapiombanti siano più alla moda, le placche verticali di Cornalba continuano a piacere. Anche se Camos e i suoi coetanei continuano a frequentarla, oggi, attorno ai muri della Corna Bianca, gravitano diversi gruppi di arrampicatori, alcuni davvero innamorati della falesia. Un amore profondo. La consapevolezza che le vie più difficili sono già state salite e che quelle che mancano da liberare sono riservate solo ai più forti arrampicatori del momento, non scoraggiano nessuno. Ognuno si confronta con Cornalba, difficile tanto al primo approccio quanto per chi la conosce da una vita. Spesso arrampicare in libera una via, indipendentemente dal grado, diventa una sfida personale, per misurarsi con linee di alto valore estetico e storico per sentirsi personalmente appagati.

Da qualche anno a questa parte a Cornalba, nel mese di settembre, molti arrampicatori si ritrovano per il consueto “Meeting della Corna Bianca”, un evento organizzato dal Gruppo Camosci di Bergamo. Durante l’intera giornata tutte le coppie di arrampicatori che si iscrivono alla manifestazione (negli ultimi due anni più di 50!) salgono il maggior numero di vie della falesia; a fine giornata viene stilata una classifica, e i numerosi premi vengono assegnati a tutti i partecipanti.



Samuele Testa, rivelazione orobica


In ogni ambiente sportivo capita spesso di sentir parlare di una ristretta schiera di atleti. A volte i più “famosi” sono anche quelli dotati di maggior talento ma non sempre è valida questa regola. E proprio come accade per ogni altro sport, anche il mondo dell’arrampicata tiene nascosti alcuni appassionati che, nonostante siano poco conosciuti, si rivelano veri e propri fenomeni. A Bergamo sicuramente uno di questi diamanti nascosti è Samuele Testa, giovane scalatore che insieme a Yuri Parimbelli rappresenta l’elite dell’arrampicata orobica, e non solo…

Mentre alcuni arrampicatori sono alla ricerca di un po’ di fama e si fanno pubblicità per poter vivere di una professione legata al mondo della montagna, per Samuele non è così. Lui è giardiniere, e scala solo ed esclusivamente per piacere. Questione di scelte!

Un sabato di agosto in una falesia bergamasca abbiamo trascorso una giornata insieme ad arrampicare. Tra una via ed l’altra abbiamo chiacchierato parecchio ed anch’io che lo conosco bene ho scoperto cose nuove e piacevoli.

Abbiamo parlato di musica e sono comparsi sulla scena vecchi gruppi rock quali Nirvana e AC DC.  Ho fatto molte domande e poche volte Samuele è stato istintivo ed immediato. Non è abituato a sentirsi al centro dell’attenzione, convinto che ciò che egli fa, con dedizione, sia alla portata di chiunque. Fino ad un certo punto, aggiungo io.

Samuele arrampica da una decina d’anni e dopo un periodo dedicato esclusivamente a vie di più tiri in montagna, ora la sua attività si concentra soprattutto in falesia. In pochi anni Samuele ha raggiunto risultati incredibili. Quasi 50 tiri, lavorati, fino all’8c e diverse lunghezze a vista fino al 7c+ sono solo numeri, ma per un qualsiasi “addetto ai lavori” qualcosa vogliono dire!

Samuele continua ad amare la montagna e rimpiange il fatto di non aver abbastanza tempo per continuare a salire vie lunghe in ambiente alpino. Con il suo livello potrebbe sicuramente raggiungere obiettivi importanti. Basti pensare ad una delle ultime “toccate e fuga” in Presolana, sulla parete nord, dove Samuele ha salito in libera (e a vista) la via Medaglie di Mattley, con difficoltà proposte fino al 7c+.

Alla sera al bar, davanti ad una birra bionda e un caffè, abbiamo continuato a chiacchierare: nomi, luoghi e progetti… Arrampicatori moderni quali Sharma, Larcher o Vigiani sono considerati da Samuele dei talenti perché hanno dimostrato di essere completi e avanti coi tempi, nonostante la sua è una valutazione prettamente sportiva. Un arrampicatore non lo si può conoscere solo leggendone un intervista su un periodico…

Ho chiesto quali fossero le falesie che ama maggiormente e naturalmente non ha faticato molto a mettere in prima posizione la splendida Cornalba. Quanti sforzi e quante soddisfazioni lungo quelle pareti, quanta pelle delle dita lasciata su quelle rocce, quante ore trascorse con amici alla base immersa nel bosco. E quanti progetti ancora da realizzare, anche se Samuele mi dice di non averne.

Nei suoi occhi però è inconfondibile la sua straordinaria voglia di fare! 



LA SCHEDA – FALESIA DI CORNALBA
ACCESSO: Da Bergamo (oppure dall’uscita autostradale di Dalmine) si seguono le indicazioni per la Valle Brembana e, superato il paese di Zogno, si svolta a destra per la Val Serina. Giunti proprio a Serina si svolta nuovamente a destra per Cornalba, che dista circa 25 km da Bergamo.


Dal paese è ben visibile la parete. Una stretta e scomoda strada forestale di recente costruzione (che ha cancellato il comodo sentiero preesistente, tra il disappunto di chi ama questi luoghi), che si imbocca proprio dietro il bar nel centro del paese, permette di raggiungerne la base.


ESPOSIZIONE: Sud / Sud-Est. La stagione migliore per arrampicare in Cornalba è l’inverno con giornate serene. Naturalmente si scala benissimo anche in primavera e in autunno. In estate si può scalare presto la mattina nei settori centrali e dopo le 14 sulla parete est, anche se le alte temperature non vanno molto d’accordo con i piccoli appigli della parete.


TIPO DI ARRAMPICATA: La falesia è caratterizzata prevalentemente da placche compatte verticali e strapiombanti. Il calcare è di ottima qualità e le vie richiedono spesso all’arrampicatore tecnica, forza nelle dita e resistenza. 


CHIODATURA: Cornalba è stata completamente riattrezzata negli ultimi anni


DIFFICOLTA’: Di recente, e in occasione della richiodatura, sono state attrezzate diverse vie nuove ed ora ci sono possibilità per tutti, dal 5° all’8c+, con diverse lunghezze ancora da liberare.

LE VIE CONSIGLIATE:


 6a Gastù - 6c+ Fotonica - 6c+ Magic Moment 
7a Onde gravitazionali - 7a+ La via del Camos - 7a+ La dolce vita
7b+ Orion - 7c Mandrake - 7c Figli del vento
8a Apache - 8a+ Peter Pan - 8b Feedback


DOVE DORMIRE E MANGIARE: A Serina si possono trovare alberghi e nell’intera zona si possono affittare appartamenti a prezzi contenuti. Il bar-ristorante e pizzeria di Cornalba è da sempre il ritrovo degli arrampicatori, ideale per cominciare e concludere una giornata sotto la Corna Bianca.

31 luglio 2007

MAGICHE ASTURIE



Qui di seguito troverete l’articolo, curato da DavizPhoto,  pubblicato sul numero di Luglio di Prealpi Orobiche, quotidiano dedicato agli sport legati al mondo della montagna nelle valli lombarde.












ARRAMPICATA SPORTIVA


MAGICHE ASTURIE


Scalate nella valle di Quirós e trekking nei Picos de Europa               




Un profumo invitante esce dalla cucina e dev’essere la fame a renderlo quasi palpabile… Abbiamo ordinato scaloppine al cabrales, tipico formaggio di capra iberico simile al nostro gorgonzola. Il ristorante sembrava chiuso, probabilmente per il fatto che non è stagione turistica, ma i proprietari si dimostrano subito cortesi ed accendono in quattro e quattr’otto luci e fornelli. Tra un bicchiere di vino tinto e l’altro attendiamo affamati il piatto tipico della casa e quando la cuoca ci serve la carne ricoperta da un invitante strato di formaggio fuso non impieghiamo molto tempo a ripagare gli sforzi della giornata.

La mattina non ci alziamo presto, la colazione è senz’altro più piacevole se aspettiamo che il sole riscaldi il prato davanti al Rifugio Arrojo, un balcone sulla splendida valle di Quirós. La fretta non si sposa con l’arrampicata e cominciare la giornata dimenticando i ritmi frenetici della vita lavorativa ci trasmette una carica positiva.

La strada si inerpica verso l’antico borgo di Aciera immerso in un’ampia vallata lussureggiante.

Il clima oceanico è spesso la causa di intense precipitazioni nella regione delle Asturie. Camminiamo lentamente verso le numerose pareti che sovrastano il paese: più di venti falesie fanno di Quirós una delle più importanti aree della regione dove è possibile praticare l’arrampicata sportiva.

Corde e moschettoni, scarpette e magnesite, metro dopo metro la giornata trascorre senza che ce ne accorgiamo. Rosa de Mayo non tradisce il nome che i chiodatori hanno dato a questo settore di arrampicata: splendide placche solcate da striature azzurre e arancioni si innalzano verso l’alto e passaggio dopo passaggio l’arrampicata regala sensazioni fortissime, è un immenso piacere navigare in questo mare di calcare!

Alternare arrampicate e trekking in luoghi a noi sconosciuti, negli ultimi anni rappresenta il motto delle nostre vacanze; uno stile che vale anche per questa volta quando, pur con rimpianto, decidiamo di lasciare la valle di Quirós dopo tre giorni di piacevoli scalate, per raggiungere il Parco Nazionale Picos de Europa, conosciuto e frequentato da trekker e scalatori.

La strada che da Canga de Onis giunge ad Arenas de Cabrales ci convince subito che la fama per cui i Picos de Europa vengono associati alle nostre Dolomiti non è un’esagerazione. Grandi pareti, dolci vallate, impetuose cascate e contrade arroccate fanno di questo parco una meta amata da tutti e frequentata ogni anno da migliaia di appassionati. Viste le notevoli dimensioni del Parco è possibile alternare percorsi nelle aree più famose e quindi piuttosto frequentate a gite nelle vallate più selvagge spesso deserte.

Sovente la mattina capita di svegliarsi avvolti in un mare di nebbie: in un qualunque altro posto ti verrebbe voglia di chiudere velocemente la cerniera della tenda e ritornare nel sacco a pelo. E’ uno scherzo del clima oceanico tipico delle Asturie: è sufficiente portarsi qualche centinaia di metri più in alto o aspettare che l’aria si riscaldi affinché le nebbie si diradino e il cielo si presenti all’improvviso azzurro ed incoraggiante.



LA SCHEDA


Il Principato delle Asturie è situato nella Spagna nord-occidentale ed è compreso tra la Galizia, la Castiglia, la regione di León e la Cantabria. Le splendide spiagge sull’Oceano Atlantico cedono il passo alle zone montuose dell’interno, selvagge e incontaminate.

Oviedo, capoluogo delle Asturie, è un importante nodo di comunicazione, nonché un polo industriale di rilievo, le cui attività produttive vertono soprattutto su armi da fuoco, articoli in metallo, prodotti alimentari, tessuti, sostanze chimiche.

Costellata di numerose chiese medievali e di importanti edifici barocchi, custodisce nella cattedrale gotica (cominciata nel 1388) le reliquie dei reali asturiani altomedievali.

Antico villaggio di pescatori, con le case color pastello che scendono a cascata verso il piccolo porticciolo, Cudillero è considerato uno dei centri abitati più apprezzati della costa asturiana.

Le mele delle Asturie sono le migliori di tutta la Spagna e sono utilizzate per la produzione della Sidra, tipica bevanda alcolica che viene versata dall’oste tenendo alta la bottiglia sopra la testa. I piatti tradizionali appartengono alla semplice cucina contadina. Il più conosciuto è senz’altro la Fabada Asturiana, una sostanziosa zuppa di fagioli servita con pezzi di carne e salsicce tipiche. Il Cabralés, formaggio di capra molto saporito, viene spesso servito fuso sopra una bistecca e rappresenta un piatto completo e molto apprezzato.

Dall’Italia per raggiungere la regione delle Asturie in automobile si percorre la Costa Azzurra fino a Narbonne, si prosegue prima in direzione di Tolosa e poi verso San Sebástian. Da qui si procede seguendo la costa atlantica e, oltrepassate le città di Bilbao e Santander, si raggiunge Gijón, a soli 30 km da Oviedo.


 ARRAMPICATA SPORTIVA - Valle di Quirós


 Insieme all’area di Teverga, la valle di Quirós rappresenta il più importante centro di arrampicata nella regione delle Asturie. Calcare grigio eccezionale, differenti stili di scalata e difficoltà per tutti i gusti rendono quest’area davvero interessante. Sono più di trecento le vie tracciate in venti differenti settori di scalata, tutti comunque piuttosto vicini l’uno all’altro: è pertanto possibile scalare nella stessa giornata su pareti diverse.

La valle di Quirós è molto conosciuta per la Senda del Oso, un percorso in terra battuta per le mountain bike che percorre l’intera vallata, lungo circa 30 km, adatto a tutti e immerso in un fitto bosco da fiaba. Visto il notevole successo riscosso da questo itinerario che si snoda lungo i binari di una vecchia ferrovia mineraria, le amministrazioni locali si stanno impegnando per ampliare il progetto con l’intento di allungare il tracciato attuale.

Durante l’estate, naturalmente, è possibile fare rilassanti o impegnative escursioni nell’intera zona e durante l’inverno sono molti gli itinerari di scialpinismo che permettono di esplorare l’area sotto la sua veste più fredda.


ACCESSO: Da Oviedo si segue la N-634 in direzione Grado-La Espina e, giunti a Trubia, si volge a sinistra per la AS-228 verso Proaza-Teverga-Quirós. Da Proaza si seguono le indicazioni per l’Embalse de Valdemuria, superato il quale di svolta a sinistra per il piccolo abitato di Aciera dove conviene parcheggiare l’auto (circa 40 km da Oviedo). Si percorre quindi a piedi la strada che conduce in un chilometro alle poche case di El Llano poste proprio sotto le falesie. Tra le case sale un evidente sentiero fino alla base della parete, che si raggiunge in 10 minuti.

PERIODO IDEALE: Le diverse esposizioni permettono di arrampicare durante tutto l’anno

SETTORI DI ARRAMPICATA: Tra i venti settori presenti nell’area di Quirós, la Rosa de Mayo è senz’altro la scelta migliore. Arrampicata tecnica e chiodatura obbligata lo rendono sicuramente tra i settori più impegnativi, regalando però grosse soddisfazioni. Meno difficile e comunque caratterizzato da un ottimo calcare è il settore La Cubana.

TIPO DI ARRAMPICATA: L’area è vastissima e offre differenti stili di scalata, dalla placca allo strapiombo (comunque quasi mai troppo pronunciato), dai diedri alle fessure.

CHIODATURA: ottima a spit inox o fittoni resinati

DIFFICOLTA’: Più di 300 vie dal IV grado all’8b (senza considerare le vie ancora da liberare)

PUNTI DI APPOGGIO – Dall’Embalse de Valdemuria si raggiunge brevemente Bárzana dove è possibile trovare alcune pensioni e qualche ristorante. Prima del paese è possibile alloggiare presso il caratteristico Albergue Rural de Arrojo. In alternativa si può raggiungere San Martin de Teverga, che dista venti chilometri dalle falesie ed è il centro abitato più importante della zona.


NOTA: E’ possibile trovare tutte le informazioni necessarie sulla guida “Cuaderno de escalada en Asturias” di Sebastián Abad, acquistabile tramite Internet.


 TREKKING – Parco Nazionale Picos de Europa


Situato tra le valli dei fiumi Rio Deva e Rio Sella, il Parco Nazionale Picos de Europa era nato nel 1918 includendo un’area ben più piccola di quella attuale. Nel 1995 il parlamento spagnolo ne ha allargato i confini, ufficializzando così l’area protetta più grande d’Europa, compresa tra le regioni Asturie, Cantabria, Castiglia-León.

L’area più interessante è senz’altro quella settentrionale del parco e si raggiunge dai centri abitati di Canga de Onís e Arenas de Cabrales dove è possibile trovare ogni tipo di sistemazione, dall’hotel al campeggio, e diversi ristoranti dove gustare i piatti tipici della regione.

L’ambiente di alta montagna si fonde perfettamente con i paesaggi più dolci del fondovalle. La flora comprende moltissime varietà di piante e fiori; la fauna del Parco è piuttosto ricca, sebbene orsi, lupi e aquile, una volta numerosi, ora sono purtroppo in via di estinzione.

Di seguito consigliamo due trekking molto conosciuti, a volte abbastanza frequentati, ma comunque considerati tra i più significativi e suggestivi dell’intera area.


Ruta del Cares – Percorso di 11 km (da percorrere anche nel senso contrario se si vuole tornare all’auto) che collega Poncebos con Caín. L’itinerario attraversa un profondo canyon lungo un sentiero pressoché pianeggiante che costeggia un antico condotto dell’acqua. L’ambiente circostante è incredibilmente selvaggio: imponenti torri di roccia si innalzano vertiginose verso cime innevate. Il percorso è adatto a chiunque, benché sia necessario prestare attenzione, visto che in alcuni tratti è molto esposto. Non è consigliabile frequentarlo dopo recenti piogge in quanto le pareti del canyon potrebbero scaricare pietre lungo il percorso.


ACCESSO: Da Arenas de Cabrales si sale in direzione Sotres e in prossimità del ponte di Poncebos si parcheggia l’auto. Dal parcheggio si segue per circa un chilometro la strada che risale la valle solcata dal fiume Cares fino ad incontrare l’evidente sentiero.


Ruta Naranjo de Bulnes – Questo splendido itinerario permette di raggiungere il Rifugio Vega de Uriellu posto alla base del famoso Naranjo de Bulnes, una delle pareti simbolo dell’alpinismo iberico. Questi settecento metri di calcare hanno visto succedersi negli anni alpinisti di grande valore come i fratelli Gallego, che aprirono vie di artificiale estremo rimanendo in parete anche per quindici giorni consecutivi, fino ai più recenti exploit dell’impressionate duo Ortegi-Bereziartu, con salite in libera fino all’8b!

La salita al Rifugio, da affrontare durante il periodo estivo se si vuole evitare di calpestare la neve che rimane fino a tarda primavera, si snoda prima lungo alpeggi e vallate dolci poi, improvvisamente, in un ambiente di alta montagna. Si entra così nel cuore dei Picos de Europa e appare davvero lontana l’idea che il mare sia a meno di cinquanta chilometri in linea d’aria!

ACCESSO: Da Arenas de Cabrales si sale fino al paese di Sotres (dove è comunque il caso di fermarsi anche solo per bere una birra). Poco prima dell’abitato, sulla destra, in prossimità di un tornante, si imbocca una strada sterrata e appena è possibile si parcheggia l’auto. Si segue quindi la stessa strada sterrata che dapprima scende brevemente sul fondo della valle e poi comincia a risalire verso gli alpeggi. Le indicazioni per il Rifugio sono comunque molto evidenti fin da Sotres; il trekking, con uno sviluppo piuttosto lungo, dura circa 3/4 ore.

16 luglio 2007

CREDERCI



 Crederci è la cosa che conta più di tutte.

Un bicchiere, l’altro e le parole si incrociano senza darsi la precedenza.
Alcuni amici mi hanno convinto con i loro racconti che è importante credere in quello che facciamo.
Sembra una parodia ma a volte quando me ne dimentico e sono in difficoltà ripenso a quei racconti, storie  di tutti i giorni, fatiche di uno sport, di una passione.

Diversi chilometri a nuoto, un infinito susseguirsi di pedalate e come se non  bastasse per giungere al tramonto, 42000 metri, uno per uno. Per ogni chilometro, credere in se stessi. Credere nelle mille volte che sei uscito di casa stanco dopo una giornata di lavoro e hai cominciato a correre. Credere nelle mille volte che da casa sei andato al lavoro in bici. Credere nelle mille volte che nella pausa pranzo hai corso per raggiungere la piscina, e dopo 100 vasche, hai corso di nuovo,  per tornare al lavoro.

Freddo, levatacce e tanti, tanti metri sotto le gambe. Le pelli aiutano lo sci a non tornare indietro, ma da sole non vanno di certo avanti. Per ogni metro, credere in se stessi. Credere nelle mille volte che ti sei alzato la mattina prestissimo dopo essere andato a letto tardissimo e non per il piacere del bicchiere ma per riempire il borsellino, che da solo, quel vigliacco, non ce la fa. Credere nelle sconfitte, nei minuti di ritardo, nelle giornate no e nei problemi fisici.

Ancora una volta, dopo tanti tentativi ritornare a sfilare la corda, rimettersi le scarpette, aprire il sacchetto della magnesite, annodare la corda all’imbrago, ripensare a quella maledetta sequenza, guardare in alto e poi senza girarsi, esclamare : “Ok parto”. Centimetro dopo centimetro, credere in se stessi. Credere nelle mille volte in cui ti sei appeso a quella sbarra per alzare un corpo che se ne starebbe molto più volentieri sul divano. Credere nelle mille volte in cui eri stanchissimo ed hai cominciato comunque un allenamento. Credere nelle mille volte in cui sei caduto ed hai ricominciato tutto da capo.

Crederci è la cosa che conta più di tutte.

20 giugno 2007

SONO SOLO FORTUNATO

Roby Piantoni, insieme all'amico Marco Astori, è impegnato in Pakistan in una spedizione alpinistica con l'ambizioso obiettivo di concatenare due montagne di ottomila metri, il Gasherbrum I e II. E' stata una sorpresa aprire la posta elettronica e trovare questa "riflessione" che Roby mi ha chiesto di pubblicare sul sito.


dal Campo Base dei Gasherbrum - Pakistan - 20/06/2007 - ore 12.41

Sono solo stato fortunato.
Ogni tanto mi ubriaco. Raramente.
Spesso capita di ripensare a quel che hai fatto di buono e anche di cattivo nella tua vita. Sinceramente tendo però a ricordarmi le cose buone e intrecciare dietro a ciò che è nella memoria le cose meno belle o non molto dignitose. Nessuno è santo.
Non sono di molte parole, ma non nascondo che mi piace raccontare di quel poco che mi è capitato di fare in alta quota, perché che mi piaccia o no, è capitato che sia quello che so fare (come dice Guccini in una sua canzone).
Il mio intento, ad esempio nelle conferenze,  è quello di far capire quello che ho provato, e spiegarlo è veramente difficile, meno male che ad aiutarmi ci sono alcune immagini strappate da quei momenti difficili, freddi, ventosi, caldi, d'arsura o poco lucidi.
Sono solo stato fortunato ad aver fatto quel poco…
Ogni tanto mi ubriaco. Ma raramente.
Una delle cose per cui mi ritengo molto fortunato è di essere riuscito a scalare l’Everest senza bombole. Ho sempre pensato che questo era un grandioso gesto atletico e mentale. Ho persino pensato di essere forte. Forte! Forte?
Ogni tanto mi ubriaco.
Tutti, o quasi, nella propria vita si sono ubriacati. E’ come connettersi con l’aldilà.
Bene, prima di partire per questa spedizione (sto scrivendo dal Campo Base dei Gasherbrum) mi sono ubriacato, in una cena, fra buoni amici. Mi sembra di aver sparato non molte, ma troppe cavolate. Cavolate vere.
Ho rivissuto tutti i passi che mi hanno portato in vetta all’Everest. Sono tornato in vetta all’Everest.
La festa era finita. Ero già a letto. Abbracciato ad una persona. L’ho accompagnata con me in vetta all’Everest, senza foto, senza filmati, solo la mia voce, molto strascicata, l’odore dell’alcol dalla mia bocca, il cuscino ed il letto che ruotavano come in un vortice, abbracciavo questa persona, raccontavo tutto quel che ho visto andando verso la cima. Come uno scrittore di libri che con la sola forza della scrittura può far generare in noi emozioni, paure o persino orgasmi, anche io quella sera ho tenuto la mia migliore conferenza, senza foto, senza filmati, senza musica di sottofondo, abbracciato parlavo, commuovevo, rendevo l’idea come non mai, puzzavo di alcol.
A 8000m si vive. A 8800 no. Tutti i  passi mi sono tornati in mente: con questa posso dire di aver salito l’Everest due volte. Sapevo di alcol, piangevo ed anche la persona con cui ero abbracciato piangeva. Ho rivisto gli steep, ho rivissuto il tempo senza tempo di quelle ore. A 8800m non si affanna, non si fa fatica, il tuo corpo non ha energia a sufficienza per fare fatica, stai morendo. Ma non sono morto. Ho rivissuto tutto quella sera. I morti, vicini alla via di salita, me li ricordo bene, tutti, ma non ho voluto fotografarli. Uno a dieci metri da dove sono passato, a 8700m, supino, non si vedeva il volto, ma le mani sì, senza guanti, bianche, secche, senza carne, solo pelle e ossa, rinsecchite dai venti d’altro mondo. Sì, a 8800m si è in un altro mondo, forse nell’aldilà. Mi ricordo la pipì arancione di Marco, il mio compagno di salita, la presenza accanto a me.
L’uomo non può stare li. Non gli è concesso. Muore. Ma allora come mai io ci sono stato? Perché sono forte? Sono bravo? Sono…tutte cazz..te!
Sono solo stato fortunato.
Qualcuno mi ha permesso di andare là, nell’aldilà e di tornare. Quella sera da ubriaco ho capito: qualcuno mi ha solo permesso di transitare da vivo in una zona della terra dove si può solo morire. Non ho fatto nessuna ottima prestazione atletica, qualcuno mi ha detto: si, puoi arrivare qui, qui da Noi, puoi fotografare l’orizzonte curvo.
E’ come se tutte le montagne del mondo fossero affogate in un’atmosfera vivibile, ma l’Everest solo l’Everest sconfina nel paradiso.
Non ci si può sentire forti a 8000m, e non ci si può sentire vivi a 8800m. Ero perfettamente cosciente, ma in paradiso. Ogni tanto mi ubriaco, e l’ultima volta ho capito: sono solo stato fortunato, non forte, fortunato. Non sono un santo e a 8000m sono debole.

11 giugno 2007

ARRAMPICATA SPORTIVA - UN GIOCO PER TUTTI

Qui di seguito troverete l’articolo, curato da DavizPhoto,  pubblicato sul numero di Maggio di Prealpi Orobiche, quotidiano dedicato agli sport legati al mondo della montagna nelle valli lombarde.





ARRAMPICATA SPORTIVA
Un gioco per tutti
Conoscere se stessi attraverso percorsi verticali

Molti collegano alla parola arrampicata l’immagine del vuoto, delle vertigini e quindi del pericolo. Chi la pratica ne ha un’idea diversa. Arrampicare significa stringere un patto con la roccia, con la natura ma soprattutto mettersi alla prova, scoprire e vincere i propri limiti. Il verticale diventa così un nuovo terreno d’avventura.
Spesso alpinismo ed arrampicata sportiva vengono considerati la stessa cosa. Si tratta invece di due discipline diverse, anche se hanno molti punti in comune.
Negli anni ’70 si sviluppa nei paesi anglosassoni la filosofia del free climbing: per scalare una parete si utilizzano esclusivamente mani e piedi, senza l’aiuto degli strumenti artificiali (come delle esili scalette) che in passato permettevano il superamento dei passaggi più impegnativi. Nella nuova disciplina la corda e i chiodi sono previsti esclusivamente per assicurarsi in caso di volo. Ecco quindi che free climbing non significa “arrampicare senza corda” come ci hanno erroneamente insegnato alcune pubblicità televisive.
L'arrampicata sportiva nasce intorno ai primi anni '80, quando, contemporaneamente in diverse parti del mondo, il concetto di free climbing viene portato all'estremo da alcuni leggendari arrampicatori. La parete, prima di essere scalata, viene preventivamente attrezzata con chiodi a pressione o spit (particolari chiodi da arrampicata che garantiscono una tenuta estremamente alta in caso di volo). Così i precursori di questa disciplina limitano moltissimo il pericolo in caso di caduta e possono così dedicarsi esclusivamente alle difficoltà che la parete da scalare oppone.
Questa nuova tendenza ha fatto sì che anche le piccole pareti poste nei fondovalle (chiamate poi “falesie”) venissero valorizzate dalle nuove generazioni di arrampicatori.
L’arrampicata sportiva è uno sport molto sicuro se praticato con coscienza ed attenzione. Le regole da seguire sono poche ed è facile impararle. Ne è un chiaro esempio l’esperienza francese, dove l’arrampicata, da anni, viene insegnata nelle scuole con risultati sorprendenti sull’educazione motoria dei ragazzi. Anche in Italia qualcosa si è mosso negli ultimi anni: sono diverse le scuole dove è possibile avvicinarsi a questo sport attraverso corsi organizzati da istruttori qualificati e guide alpine.


LA PROPOSTA
Arrampicare a Castione
Il terreno di gioco alle pendici della Presolana

Ha 27 anni Vittorino quando, naso all’insù, percorre il greto del torrente lungo la suggestiva Valle dei Mulini. Da Rusio, poco sopra l’abitato di Castione della Presolana, in pochi minuti il giovane si trova sopra la testa, imponente e strapiombante, la Corna di San Peder. Un orizzonte si apre, quasi un’emozione irrefrenabile. Quello che fino a poco prima era solo un miraggio, si materializza. Vittorino sa di aver davanti a sé un tesoro; certo, qualcuno prima di lui lo aveva già scoperto ma i gioielli più belli sono ancora lì, appesi e custoditi. Era alla ricerca di un luogo simile a Cornalba, dove l’amico Bruno Tassi Càmos si stava esprimendo ai massimi livelli. Cercava una parete tutta sua per dimostrare il proprio talento, sia come chiodatore e tanto più come arrampicatore. E finalmente l’ha trovata!
Vito, così è conosciuto oggi Vittorino Amigoni, non ancora ventenne vince la “Grignetta d’oro”, riconoscimento lombardo per i promettenti giovani alpinisti. Da quel momento non si ferma più. Certo la nascita dell’arrampicata sportiva lo invoglia sempre più a cercare un terreno di gioco nuovo, a trovare nuovi stimoli, determinanti per un giovane come lui. Dopo i primi anni dedicati all’alpinismo Vito investe passione, fatiche, soldi e tanto, anzi tantissimo tempo, nella falesia più bella della Valle dei Mulini. Ogni momento libero lascia la sua casa vicino alla città per raggiungere questo grazioso paese dell’Alta Valle Seriana. E Vito si affeziona a questi luoghi: passano gli anni ma la motivazione è sempre quella ed ancora oggi non si illude che lo spazio per la sua attività possa esaurirsi. Certo l’inizio deve essere stato entusiasmante. Nel 1985 sulle pareti della Valle dei Mulini le vie attrezzate erano pochissime: c’erano solo alcuni chiodi a pressione e qualche raro spit. Vito comincia sistematicamente a chiodare l’intero settore. Ne nascono moltissimi itinerari che diventeranno famosi con il passare degli anni, attirando arrampicatori celebri da tutto il mondo. Come in altri siti, anche qui l’autore delle vie di arrampicata ne attribuisce nomi e gradi. Da Stranezze a Peter flower, da Maiali nello spazio a Capolinea, da Fenox alla Morte nera, da Party di frittelle a Rambo… Tutti nomi studiati, che ricordano a chi le ha chiodate o scalate per la prima volta un episodio particolare oppure alludono a fatti, slogan o canzoni del momento. Delusione ad esempio, non è solo il nome che Vito Amigoni ha dato ad una sua creazione, ma rappresenta innanzitutto lo stato d’animo del chiodatore che pensava di aver realizzato una via difficilissima e invece... Il nome della via diventa quindi la ciliegina sulla torta: come il pittore dà un nome all’opera che appena concluso, anche il chiodatore fa lo stesso con la via che ha appena tracciato.
A Castione della Presolana però non si arrampica solo in Valle dei Mulini. Lo sviluppo di quello che oggi è ritenuto un importante centro dell’arrampicata sportiva a livello nazionale lo si deve anche ai numerosi siti presenti nella zona e al contributo di molti altri appassionati. Tra tutti, sicuramente, una nota di merito va attribuita all’instancabile Gianni Tomasoni, che dagli anni novanta fino ad oggi ha saputo valorizzare moltissimo la zona. Anche lui comincia dalla Valle dei Mulini, scoprendo nuove pareti e chiodando itinerari per tutte le esigenze, dai più facili, adatti ai principianti, fino alle lunghezze più impegnative, adatte agli arrampicatori più esperti.
L’ultimo sforzo di Gianni è ben visibile sopra gli occhi di tutti coloro che salgono verso il  Passo della Presolana. La Corna Rossa di Bratto è un vero gioiello, una parete baciata dal sole e nello stesso tempo un balcone sulla splendida vallata di Castione. Da non perdere.


LA SCHEDA

Di seguito troverete alcune idee che potrebbero contribuire a rendere piacevole il vostro soggiorno nella località di Castione della Presolana. Per raggiungerla da Bergamo occorre seguire le indicazioni per la Valle Seriana e, superato il paese di Clusone, proseguire verso il Passo della Presolana. Castione offre diverse possibilità di soggiorno. Moltissimi sono gli alberghi e le abitazioni in affitto ed altrettanti sono i bar, i ristoranti e i negozi.
Per chi volesse abbinare ad una giornata in falesia un’arrampicata più lunga su una grande parete non abbia paura, c’è pane per i suoi denti. Il Pizzo della Presolana offre soluzioni per ogni genere di alpinista. La parete sud, che si raggiunge dal Passo della Presolana, è ricca di itinerari di diverse difficoltà in un ambiente affascinante e solare. La parete nord, che si raggiunge da Colere, offre invece vie più lunghe ed impegnative. La sua esposizione permette di frequentarla soprattutto d’estate, mentre sulla parete sud è possibile arrampicare anche nelle giornate di sole durante l’inverno.
Naturalmente arrampicare è solo una delle tante attività che si possono praticare a Castione. Senza dover raggiungere per forza la vetta del Pizzo della Presolana potrete sicuramente conoscere le montagne della zona camminando lungo i sentieri che attraversano boschi, raggiungono malghe tra i pascoli alpini, costeggiano torrenti. Diverse sono anche le strade forestali o i sentieri destinati alle biciclette che offrono percorsi di diverse lunghezze e difficoltà. Castione e l’intero comprensorio della Presolana è molto conosciuta anche per le attività invernali che si possono praticare. A pochi chilometri si trova la località sciistica di Monte Pora dove è possibile sciare in pista, fare snowboard e pattinaggio sul ghiaccio. In tutta la zona è inoltre possibile praticare lo scialpinismo, in un ambiente unico e suggestivo.


VALLE DEI MULINI – SETTORE “CORNA DI SAN PEDER”

ACCESSO:  da Castione della Presolana (BG) seguire le indicazioni per la frazione Rusio lasciando l’auto presso l’evidente parcheggio. Da qui si prosegue a piedi seguendo la strada forestale che costeggia il torrente per circa cinquecento metri. A questo punto un sentiero sulla destra entra nella Valle dei Mulini e già da subito sono evidenti le pareti. Superate le falesie di Giambi e la Palestra Rossa si arriva sotto l’evidente Corna di San Peder, stupenda placca di calcare solcata da striature azzurre e rosse. Attraversato il ponticello in cemento si giunge in breve alla base della parete. (10 minuti dal parcheggio).
ESPOSIZIONE: Sud/Est: Si arrampica al mattino d’inverno e al pomeriggio d’estate
TIPO DI ARRAMPICATA: placca strapiombante di continuità che alterna sequenze tecniche a movimenti fisici e di forza
CHIODATURA: ottima a spit inox o fittoni resinati
DIFFICOLTA’: Circa 30 vie tra il 6a e l’8b
LE VIE CONSIGLIATE:
 Maiali nello spazio  6c+
 Peter flower  6c+
 Profumo  7b
 Fenox   7c
 Depende   8a

CORNA ROSSA DI BRATTO

ACCESSO: dopo il semaforo di Bratto (2 km dopo Castione in direzione del Passo della Presolana) proseguire e girare alla prima svolta sulla sinistra, in direzione della Chiesa. Imboccare quindi in successione via Cadorna, via Toti e via Coste, dove si parcheggia. Poco prima del parcheggio una strada a fondo chiuso permette di accedere al sentiero che sale alla parete. Inizialmente si segue una breve mulattiera e quando il sentiero diventa pianeggiante si prosegue prima a sinistra, quindi si svolta a destra puntando verso la falesia. In breve si raggiunge prima la piccola parete della Corna Margina (diverse vie molto belle su roccia fantastica); continuando verso sinistra si raggiunge l’imponente parete della Corna Rossa.
ESPOSIZIONE: Sud: si arrampica soprattutto d’inverno e nelle mezze stagioni
TIPO DI ARRAMPICATA: placca verticale a gocce molto tecnica e di dita
CHIODATURA: ottima a spit inox o fittoni resinati
DIFFICOLTA’: Più di 20 vie tra il 6a+  e il 7c
LE VIE CONSIGLIATE: tutte le vie sono straordinarie per la qualità della roccia e per il tipo di arrampicata. Totoga Seriano è sicuramente il top della falesia: una salita entusiasmante di 7c che si sviluppa su una liscissima placca appoggiata.


NOTA: E’ possibile trovare tutte le informazioni necessarie sulla guida “Arrampicate sportive tra Bergamo e Brescia” edita da Versante Sud nella collana Luoghi Verticali. Yuri Parimbelli sta curando la nuova edizione che dovrebbe essere pubblicata nei primi mesi del 2008.

7 maggio 2007

QUARANTOTTO PUNTE



Se ne va e non so nemmeno come sia successo. Gli amici non sono ancora tornati per raccontare. Non mi fido del Bugiardino. E poi cosa conta. Cosa importa sapere? Ognuno lo può immaginare. Dodici punte faticano per superare e farsi superare da altre dodici. Poi una sosta. Chi parte per primo adesso? Dai, andate voi, noi riposiamo ancora un istante! Ed ecco che pian piano, come già molte altre volte era accaduto, il cerchio sembra chiudersi, ed invece? Invece cosa? Ma proprio adesso che potevano riposarsi? Sì, proprio ora quelle maledette dodici punte si mettono a litigare con le altre dodici? E non c’è più niente da fare... Già altre volte era capitato, ma questa volta nessuno le ferma!

Li conoscevo poco quei due puntini neri, ma dal racconto di amici, dai loro sguardi e da ciò che da sempre ho letto su di loro, mi sono costruito un immagine positiva, umile e sincera che desidero conservare intatta. E allora per una volta voglio pensare che ci sia un dopo. E continuo ad immaginare. Una cresta si perde nella nebbia ma non è poi così difficile seguirla. Basta andar dritti, non scendere né a destra né a sinistra. Questa volta le ventiquattro punte scherzano tra loro, si sorpassano e si fanno sorpassare cordialmente. In poco tempo eccole arrivare sulla cima. Le nebbie si diradano e le ventiquattro punte incontrano altre ventiquattro punte. Si conoscono, si abbracciano e non perdono tempo. Riprendono il cammino che avevano cominciato insieme.

11 aprile 2007

PORTFOLIO

Cavedine - Trento

Burro - Bergamo

Falesia di Cavedine - Trento

Cervo - Imperia

Piazza "Bomba" - Brescia

Passeggiata di Nervi - Genova

16 marzo 2007

MADAGASCAR




Testo e foto di Stefano Morosini

Il Madagascar è il viaggio che io e Francesca abbiamo scelto per inaugurare la nostra avventura insieme.

In questa grande isola ad est dell’Africa le differenze con il nostro piccolo mondo sono davvero tante ed erano proprio le differenze che andavamo a cercare!

Ci siamo immersi in una natura straordinaria, con specie animali e vegetali del tutto uniche, con una grande variabilità di luoghi e paesaggi. Ci siamo immersi in una povertà che i malgasci affrontano con dignità e speranza.

In pochi chilometri l’ambiente naturale cambia radicalmente, e dalla savana arida, spesso costellata di piante di baobab, è possibile ritrovarsi in una foresta tropicale, dove appesi agli alberi vivono i lemuri, mammiferi unici al mondo.

I geologi infatti stimano che 165 milioni di anni fa il Madagascar fosse connesso con il continente africano e che nei successivi 15 milioni di anni si sia distaccato, favorendo così uno sviluppo della fauna e della flora a sé stanti. In Madagascar non si trovano i grandi animali come i leoni, gli elefanti, le antilopi, presenti invece nella vicina Africa.

Non è un viaggio facile o confortevole. Per vivere pienamente il Madagascar bisogna affrontare lunghi spostamenti su strade terribilmente sconnesse, voli interni su traballanti aerei ad elica, trekking sotto il sole e il caldo umido del Tropico del Capricorno.

Ma ne vale la pena, per la ricchezza umana e naturale di quest’isola.

Le persone in gran parte vivono di quello che la natura concede loro. Si vedono bambini ovunque, fatto strano per chi è abituato alle nostre ricche città, governate e abitate da anziani.

Nella loro povertà i malgasci sono estremamente fieri e dignitosi, oltre che cordiali e disponibili.

Non vale proprio la pena di fermarsi nei villaggi turistici a nord del Madagascar: è meglio spostarsi di continuo fra le città e i numerosi parchi nazionali del paese, e magari, per recuperare le energie, la cosa ideale è catapultarsi alla fine del viaggio sulle paradisiache e intatte spiagge bianche di Anakao, ad ovest dell’isola, nel canale del Mozambico.







4 marzo 2007

CANADICE - GHIACCIATORI OROBICI IN TRASFERTA

Altri amici a spasso… E mentre in Italia appaiono con sorprendente anticipo le prime margherite, qualcuno  in Canada lotta per la sopravvivenza tra neve, ghiaccio e caribou!


Testo e foto di Lorenzo Bonzi




Dear all,

e' incredibile, ma vi sto scrivendo dall'aeroporto di Chicago dove sono in transito e dove dovrò passare le prossime 24 o più ore. Qui nevica di brutto e hanno chiuso l'aeroporto. Vi sto scrivendo dal computer di una ragazza che come me passerà la notte in aeroporto....a dire il vero lei e' andata a recuperare due brandine e io mi sto godendo il suo internet...ehhh, quando uno e' cavaliere!!!

I miei compagni di merenda sono dispersi tra Calgary e Minneapolis e ancora non ho loro notizie .......

cambio computer e cambio giorno, ora è domenica, nottata no bad sulla brandina....la ragazza Canadese se ne è andata ma ne ho conosciuta un'altra italiana, Sara, 24 anni, mummeh mummeh.....e dotata anche lei di computer....quindi continuo il mio racconto....nel frattempo i compagneros sono arrivati a Minneapolis ma anche loro saranno bloccati lì fino alle 22.

Anche la settimana era iniziata con qualche ora di ritardo.....a Calgary ci siamo ritrovati alle 2 di notte anziché alle 11 come previsto.....ma preso il nostro 4x4 (e per fortuna che era tale) siamo andati in albergo e subito alla mattina verso le Rockies.



Il tempo non è stato buono per tutta la settimana, abbiamo preso neve fino a Venerdì, un giorno spettacolare.....anzi dalle prime informazioni raccolte a Banff sembrava non avremmo potuto combinare nulla....pericolo valanghe alto su tutte le RM.....troppo rischioso attaccare le cascate sulle quali, quasi ovunque, pendono enormi canali e conche piene di neve polverosa…..e la fotografia di una valanga nelle Rockies posta all’inizio della guida riporta il sottotitolo “Attenzione, non siete nelle Orobie!!!”

Ma  continuiamo il nostro viaggio prima a Lake Louise e poi sulla Icefields parkway.....pronti a verificare con mano le condizioni.

Ice Nine è in forma e il canale sovrastante non è così male, per Le Tabernac la faccenda sembra più rischiosa....Weeping Wall e Polar Circus sono eccezionali......e anche Curtain Call, seppur abbastanza sicura, sembra confermare i giudizi trovati su internet di recenti ripetitori: la candela finale si è spaccata ed ora per passare bisogna superare un tetto netto.

Arriviamo così alla nostra base: Beauty Creek HI.....e qui troviamo la sorpresa...non saremo soli.

Io parto per Jasper per fare rifornimento di benzina, e lascio i miei soci alle faccende domestiche.....direi la scelta giusta al momento giusto!!!!

Il viaggio andata e ritorno da Jasper, ma in genere sulla Icefields parkway, è qualcosa di unico.....attraverso questa strada ricoperta di ghiaccio e neve.....immersa nella foresta e nelle poderose Rockies.....non incontro nessuno o quasi per più di 200 km!!

Al ritorno vengo introdotto ai nostri nuovi compagni......3 ragazze Canadesi in gita per il week-end: Christin, Triscia ed Alana......ed è subito welcome to Canada.....una serata a base di carne di bufalo, pesce interessante e gente di carattere.

Quando metto a letto i due pupi abbiamo deciso.......domani si prova Ice Nine.....un buon 6 per verificare le nostre condizioni.



La giornata va alla grande, e la neve e un pò di freddo non fanno altro che fare Canada ambience. Il ritorno a Beauty è triste....le nostre amiche non ci sono più....e che si fa questa sera???

La mattina nevica e portarsi alla base di Weeping Wall alla mattina presto (con la macchina) non è uno scherzo.......visibilità 20m, 20cm di neve fresca sulla strada e "Sognando California" a tutto volume....

Quando mi accorgo di aver lasciato a Beauty gli scarponi....beh, potete immaginare....ma i miei compagni non se la prendono troppo e scatta il piano alternativo....Curtain Call, vicina a Beauty....la cascata è tosta, salendo il primo tiro verticale, a colonne granigliose in mezzo alla tempesta penso che questi due sono matti e sento la nostalgia dell’ormai mio Sunshine State......ma poi capisco che c'è di peggio......Steve compie un capolavoro di tecnica e di audacia....avete capito bene, audacia.....affrontando il tetto della colonna staccata......per uscire bisogna di fatto appendersi su uno spadone che, con le sue stalattiti, guarda esattamente sulla sosta dove io e mio fratello siamo bloccati.....la tensione è alta e anche se cerca di essere delicato qualche colpo deve pur darglielo........l’idea di trovarmelo in braccio con qualche metro cubo di ghiaccio non mi piace e temo che il mio caschetto e le Abalakov di sosta non siano stati pensati per heavy duty!!! Superato il tetto c'è ancora un traverso verso sinistra strapiombante......una cosa unica, io esco distrutto, i 50m più duri che abbia mai affrontato su ghiaccio....un sesto con due duri boulders  = 7 ????

Il giorno dopo siamo sul muro azzurro ed enorme di Weeping Wall.....non arriveremo in cima perchè Curtain ci ha ammazzato e gli ultimi due tiri sono veramente tosti e cotti dal poco sole che ha fatto capolino.......per Polar il pericolo è troppo alto e me lo conferma una guida incontrata su WW...meglio stargli alla larga.....peccato perchè Polar è talmente bella che potrebbe valere il viaggio!!!

Camaleonticamente cambiamo allora i piani e puntiamo alla visita delle zone più interessanti delle Rockies....partendo da Field, il paese delle birre dove saliamo Carlsberg per passare alla Ghost Valley dove saliamo un Malignan Mashroom stracotta dal sole.....

La Ghost Valley è fuori mano e difficile da raggiungere, specie senza 4x4, ma è un posto di una bellezza unica: roccia di Tete d'Aval memoire, neve, ghaccio, foreste e grandi montagne!!!

Il sole ed il cielo azzurro è poi quello di cui avevamo bisogno per chiudere questa intensa settimana.

Siamo stati sfortunati sotto vari aspetti, uno dei Febbrai più brutti sulle Rockies, pericolo avalanches costante, Giovedì le cascate dell’icefields parkway chiuse perché troppo pericolose e ancora qui inchiodati in aeroporto per ore se non per giorni......ma alla fine abbiamo salito 5 belle e toste cascate, ci siamo divertiti e abbiamo fatto divertire.

Come dice De Gregori.....La storia siamo noi......

Ciao a tutti, a presto, sperando di lasciare questo aeroporto prima di domani, ma tutto sommato non ho fretta......vediamo un pò come si mette con la nuova compagnia che mi sono fatto qui.....

Lorenzo